Café Central (Vienna)

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“Dio ci diede il tempo ma della fretta non ha parlato” recita il motto degli habitués dei caffè di Vienna.
Parole che sintetizzano bene la passione dei viennesi per la bevanda scura che nel corso del tempo divenne oggetto di un vero e proprio culto.
Tutto ebbe origine nel 1683 quando i Turchi sconfitti abbandonarono alle porte della città molti sacchi contenenti grani scuri il cui impiego era sconosciuto ai viennesi.
Si narra che a svelare il mistero sia stato un uomo di origine polacca chiamato Kolschitzky che, conoscendo lingua e usanze turche, spiegò come con la polvere ricavata dai chicchi si preparasse una bevanda che gli ottomani gustavano più volte al giorno. Al polacco la città offrì uno spazio dietro la cattedrale di S. Stefano dove nel 1685 aprì la prima Kaffeehaus (Bottega del caffè) seguita nel corso degli anni da numerosi altri locali dove ci si recava per bere caffè, leggere i giornali o commentare i fatti del giorno.
Il Café Central divenne uno dei templi di questo particolare rito.
Venne aperto nel 1876 dai fratelli Pach nei locali dello storico Palazzo della Borsa austriaca oggi chiamato Palais Ferstel, nome dell’architetto che lo progettò in stile neorinascimentale toscano.
Fino al 1938 il Café era chiamato anche Die Schachhochschule (“l’università degli scacchi”) a causa dei molti giocatori che lo frequentavano.
Chiuso alla fine della II Guerra mondiale il Central venne riaperto nel 1975 in occasione della ristrutturazione di Palazzo Ferstel non più nella corte interna, ma in quello che era stato il salone di una banca.
Il locale divenne uno dei punti di riferimento della vita intellettuale viennese e fra i suoi frequentatori assidui si trovano illustri personaggi: Arthur Schnitzler, Franz Werfel, Stefan Zweig, Robert Musil, Theodor Herzl, Alfred Adler, Hugo Von Hoffmansthal, Adolf Loos.
Ancora oggi una statua di cera rappresenta il poeta Peter Altenberg seduto ad uno dei tavolini.
Nel solo gennaio 1913 Josip Broz (Tito), Sigmund Freud, Adolf Hitler, Vladimir Lenin e Leone Trotsky si sedettero ai suoi tavolini.
Un famoso episodio legato al Cafè Central ha come protagonisti Victor Adler, politico austriaco, e il conte Leopold von Berchtold, Ministro degli Esteri dell’Austria-Ungheria dal 1912 al 1915.
Adler sosteneva che la guerra avrebbe provocato la rivoluzione in Russia ed il ministro rispose: “E chi la farebbe la rivoluzione? Forse il signor Bronstein che siede al Café Central?” riferendosi col suo vero nome a Leone Trotsky esule dal 1917 a Vienna e giocatore abituale di scacchi al Café.

Link: http://www.palaisevents.at/cafecentral.html