Nel suo poema “La Dea dei serpenti” Giovanni Nuti rielabora un mito ancestrale che simboleggia il fondamentale passaggio dalla cultura matriarcale a quella patriarcale. Passaggio espresso in miti e opere in tutta l’antichità e oltre. Dal mito nel quale Apollo uccide il serpente Pitone, simbolo delle forze ctonie e della religione devota alla Madre Terra, prendendone il posto e sovrapponendosi al suo culto alla Medea di Euripide. Opera nella quale la sacerdotessa, pur avendo aiutato con i suoi incantesimi gli Argonauti a conquistare il Vello d’oro, in quanto proveniente da una cultura altra, misteriosa e devota a una religione più antica, è osteggiata dalla comunità di Corinto dove Giasone l’ha condotta.
“Che analogia c’è fra la società di oggi e quella di cui racconta?
Nella Dea dei serpenti è narrato lo scontro tra la cultura minoica, matriarcale, che ha dominato con l’agricoltura, il commercio, l’arte, pacificamente il Mediterraneo di quattromila anni fa, e la cultura micenea, patriarcale, bellicosa, che ha distrutto Troia, conquistato Creta e tentato di cancellare quel mondo femminile, vera radice della cultura europea. Lascio intuire al lettore l’analogia con la società di oggi, dove Caino è il peggiore nemico dell’uomo e la donna è oggetto persistente di aggressione”
Intervista a Giovanni Nuti da Il Tirreno del 22 Marzo 2015
Il termine Pizia deriva da Pito (Πῦθώ), il nome del santuario nel mito di fondazione nel quale Apollo uccide il serpente oracolare Pitone posto a guardia del santuario di Delfi, dedicato a una divinità femminile, e costruisce con la sua carcassa il nuovo tempio a lui stesso intitolato.
Le fonti più antiche, come gli inni omerici ad Apollo (e alcune raffigurazioni artistiche), citano anche un serpente femminile (drakaina), Delfina (Δελφινης), custode dell’oracolo e dal cui nome sarebbe derivato Delfi/Delfo. L’aspetto e gli attributi di questo serpente si confondono, forse volutamente, con quelli dell’Echidna e Kerényi vede in ciò la sovrapposizione del mito apollineo su quello precedente:
«[La dragonessa nemica] si è trasformata in un serpente apollineo, e la Pizia, la sacerdotessa che vaticinava a Delfi, ne ha preso il nome. Molte raffigurazioni mostrano il serpente Pitone convivere pacificamente accanto ad Apollo, entrambi a guardia dell’Omphalos»
(Kárl Kerényi, The Gods of the Greeks, op. cit., p. 136.)
La figura del serpente Pitone, si modella quindi su quella più arcaica di Delfina, riprendendone in parte alcuni attributi in primis il ruolo di custode dell’oracolo. Ruolo che in alcune raffigurazioni più antiche conserva assieme ad Apollo pur diventando successivamente l’avversario sconfitto ed ucciso.
Pitone (il cui nome deriva dal verbo πύθειν col significato di far imputridire) è, nella versione più canonica, il nemico ctonio del dio del Sole e Robert Graves legge in questa contrapposizione il riferimento all’occupazione da parte dei greci di un santuario pre-ellenico esistente a Delfi. Il culto già esistente con la sua casta sacerdotale femminile sarebbe stato preservato, per evitare rivolte della popolazione, ma si sarebbe adattato al nuovo contesto. L’uccisione di Pitone da parte di Apollo sarebbe quindi una sorta di rappresentazione simbolica finalizzata a sancire e far accettare il cambiamento.
Testimoniato anche dai reperti archeologici ritrovati presso il santuario di Delfi: le statuette votive di sesso femminile vengono progressivamente sostituite tra l’XI e il IX sec. A. C. da analoghi simulacri esclusivamente maschili.
Per estensione, la Pizia viene indicata anche con il termine di Pitonessa (dal latino tardo pythonissa) con riferimento alla maga («che prediceva il futuro invasata da un demone chiamato Python») consultata da Saul nel racconto biblico (I Samuele, 28, 7 28)
Link: http://www.ibiskoseditricerisolo.it/catalogo/myosotis/la-dea-dei-serpenti-potnia-theron/
