Caffè Pedrocchi (Padova)

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La storia del Caffè Pedrocchi, locale storico di fama internazionale situato nel centro di Padova, ha inizio con l’intuizione del bergamasco Francesco Pedrocchi che nel 1772 apre una “bottega del caffè” in un punto strategico della città. A poca distanza dall’Università, dal Municipio, dai mercati, dal teatro, dall’Ufficio delle Poste e dalla piazza dei Noli (oggi Piazza Garibaldi) da cui partivano le diligenze.
Siamo nel periodo di piena diffusione dei Caffè, circoli borghesi e aperti rispetto ai privati salotti nobiliari, e Padova, con la compresenza di molti studenti, commercianti, militari, era luogo adatto per lo sviluppo dell’attività.
E’ Antonio, figlio di Francesco, a far decollare definitivamente il Caffè. Eredita l’attività nel 1800 e nel giro di 20 anni si appropria dell’isolato dove sorge il locale. Così nel 1826 presenta alle autorità un progetto per edificare un intero stabilimento dove svolgere torrefazione, preparazione del caffè, “conserva del ghiaccio”, mescita delle bevande.
Incaricato di dirigere i lavori fu Giuseppe Jappelli, ingegnere e architetto di fama europea e frequentatore del Caffè, che trasferì nella costruzione la sua visione laica e illuminista della società.
Al piano terreno, ultimato nel 1831, si trovano tre sale: la Sala Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, così chiamate dal colore delle tappezzerie realizzate dopo l’Unità d’Italia nel 1861.
La Sala Verde era per tradizione destinata a chi voleva accomodarsi e leggere i quotidiani senza obbligo di consumare. Divenne così ritrovo preferito degli studenti squattrinati e a Padova si fa risalire a questa consuetudine il modo di dire “essere al verde”. La Sala Bianca conserva in una parete il foro di un proiettile sparato dagli austro-ungarici contro gli studenti in rivolta l’8 Febbraio 1848. E’ stata poi utilizzata come ambientazione da Stendhal ne “La certosa di Parma”. Così lo scrittore parla della città e del caffè: “È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia”.
Completa il piano terra la Sala Ottagona o della Borsa destinata in origine alle contrattazioni commerciali.
A sud il caffè termina con una loggia affiancata dal neo-gotico “Pedrocchino” destinato ad accogliere l’offelleria (pasticceria).
Il piano superiore o “piano nobile” è il vero capolavoro di Jappelli. Dieci sale decorate con stili diversi, secondo il gusto storicizzante dell’epoca: Etrusca; Greca; Romana (a pianta circolare); Stanzino barocco; Rinascimentale; Gotica-medievale; Ercolana o pompeiana; Rossini (la stanza più grande, dedicata anche a Napoleone); Moresca; Egizia. Presso il piano nobile si trova oggi il Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea.
Il degrado portato dalla Grande Guerra e lavori di restauro e cambio di destinazione dei locali hanno mutato il Caffè nel corso degli anni e disperso gran parte degli arredi originari di Jappelli. In anni recenti il Caffè è stato restituito alla città e ai visitatori con rinnovato splendore.
La specialità è il Caffè Pedrocchi, caffè miscelato con menta, panna fresca e ingredienti segreti.
Il Caffè Pedrocchi è noto come il “Caffè senza porte” non solo perchè rimase aperto giorno e notte fino al 1916. Pedrocchi divise il locale in due zone: il Caffè, aperto ventiquattr’ore al giorno che ospitava chiunque e il Ridotto, destinato ad accogliere l’alta società, i balli, gli incontri. Secondo le disposizioni del proprietario a nessuno, a qualsiasi ora del giorno o della notte, doveva essere negato “un bicchier d’acqua, una presa di tabacco, l’ago e filo per rattoppare un vestito e un ombrello”.

Link: http://www.caffepedrocchi.it/