La storia del Caffè Al Bicerin inizia nel 1763 quando l’acquacedratario Dentis apre una piccola bottega proprio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata a Torino. Cedrata, limonata e suggestivi prodotti arrivati da lontano quali caffè, tè, cioccolata.
All’inizio dell’800 tutto il palazzo viene ristrutturato e il locale prende l’aspetto che possiamo ammirare tutt’oggi.
Il successo del Caffè arrivò grazie alla creazione del Bicerin, evoluzione della bavareisa (caffè, cioccolato, latte e sciroppo): caffè espresso appena fatto, cioccolata e fresca crema di latte. I tre ingredienti venivano serviti separatamente sempre molto caldi e in piccoli bicchieri (bicerin) senza manico. Le varianti erano tre: pur e fiur (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. La formula che ha prevalso, dando il nome al locale e diffondendosi in tutta la città fino a divenirne uno dei simboli.
Il Bicerin divenne un locale originale per diversi motivi. Le piccole dimensioni e l’assenza delle sale tipiche degli altri caffè facevano sì che fosse frequentato da nobili e gente del popolo. Soprattutto poi la conduzione che presto divenne, novità assoluta per l’epoca, al femminile.
I caffè erano infatti dominio degli uomini che vi si ritrovavano per bere, fumare, parlare e le donne “rispettabili” non potevano frequentarli. Quando la gestione passò a delle signore il Caffè divenne adatto per essere frequentato dalle dame e ottenne quell’impronta di garbo e delicatezza che si ritrova tutt’oggi. Dal 1910 al 1975 il locale è stato gestito dalle signore Cavalli (Ida poi la sorella e la figlia Olga) divenute un’istituzione della città. Hanno raccolto la loro eredità la signora Maritè Costa e la figlia Eleonora che hanno restaurato il Caffè e lo hanno promosso a livello internazionale.
I personaggi noti che hanno frequentato il Bicerin sono numerosi. Alexandre Dumas padre, Silvio Pellico, Friedrich Nietzsche, Maria Josè e Umberto II, Guido Gozzano, Italo Calvino, Mario Soldati. Giacomo Puccini abitava nella vicina via S. Agostino in una soffitta che disse di aver usato come modello per La Bohème forse scritta proprio ai tavoli del Bicerin.
E’ facile poi immaginare seduto a uno dei tavoli il Conte di Cavour mentre sorseggia un bicerin e dà uno sguardo al giornale. Ogni tanto abbassa gli occhialetti per guardare verso la Consolata in attesa dell’uscita della famiglia reale.
Link: http://www.bicerin.it/
