Caffè degli Specchi (Trieste)

Caffè degli Specchi

I Caffè Storici sono una delle attrattive principali di Trieste. Da sempre luoghi privilegiati di quell’incontro tra le civiltà di cui Trieste è espressione e testimonianza. Dallo stile degli edifici alla compresenza di sette religioni con altrettanti luoghi di culto.
Il più famoso è il Caffé degli Specchi che si trova nella magnifica Piazza Unità d’Italia, al pianterreno di Palazzo Stratti edificato nel 1837 sui resti delle fortificazioni (oggi visibili nelle cantine) di Castello Amarina, costruito dai Veneziani nel 1370.
Come nel caso del Caffè Greco di Roma e altri locali storici a avviare l’attività commerciale fu un “levantino”, il greco Nicolò Priovolo, un uomo proveniente da quell’Oriente culla della diffusione della pregiata bevanda.
L’inaugurazione avvenne nel 1839 e Priovolo condusse il caffè per 45 anni fino al 1884 quando cedette l’attività a due professionisti del settore del caffé: Antonio Cesareo (già gestore del Caffè Stella Polare) e Vincenzo Carmelich. Durante la II° Guerra Mondiale il Caffé fu utilizzato come alloggio per truppe, magazzino, stalla, quartier generale della Royal Navy (la marina britannica).
A dare il nome al Caffé tanto amato da letterati quali Joyce, Svevo e Kafka, fu l’idea del primo gestore di ricoprire le pareti con incisioni realizzate su specchi in ricordo di un fatto storico verificatosi in Europa nell’800. Gli specchi davano luce al locale anche al tramonto, consentendo così la permanenza dei clienti senza l’uso di lampade ad olio.
Molti specchi vennero sottratti a più riprese dai tanti eserciti d’occupazione e ai giorni nostri ne rimangono esposti soltanto tre originali, mentre gli altri sono conservati in luogo appartato per proteggerli da umidità e salsedine.
Il complesso scultoreo sulla cima di Palazzo Stratti, opera di Pietro Zandomeneghi, rappresenta il progresso e le fortune della città (arte, industria, commercio, navigazione). La grande figura femminile al centro simboleggia la città di Trieste. Si racconta che in una bella giornata di inizio ‘900, mentre la “Trieste Bene” si godeva il sole d’Aprile ai tavoli esterni del Caffè degli Specchi, un buontempone entrando nel locale disse ad alta voce: “Ocio che la statua grande dindola!” (Attenzione che la statua grande traballa!). Seguirono una fuga precipitosa e un intervento dei pompieri per i debiti accertamenti. Nonostante le rassicurazioni per molto tempo i tavoli sotto la grande statua rimasero inspiegabilmente vuoti.

Link: http://www.caffespecchi.it/ita/