Secondo lo “Stato delle anime” del 1760 risulta gestore, e forse anche proprietario, del Caffè Greco a Strada Condotti in Roma un tal “Nicola di Maddalena caffettiere” manco a dirlo “levantino” cioè proveniente da quel Levante (Oriente) nel quale il caffè, già noto come infuso in territorio persiano, si era propagato nel XV secolo. Il dato trova riscontro in un documento proveniente dalla parrocchia di San Lorenzo in Lucina conservato presso l’Archivio del Vicariato.
In oltre 250 anni di vita le sale del Caffè hanno visto passare artisti, pensatori, potenti. In particolare all’inizio del XIX secolo il locale di Via Condotti divenne il ritrovo preferito di artisti e intellettuali tedeschi che si trovavano a operare in Italia all’epoca dei Grand Tour.
L’elenco delle personalità che hanno frequentato le sue sale è sterminato: Byron, Ludwig II di Baviera, Apollinaire, Goethe, Gogol, Hawthorne, Joyce, Thomas Mann, Melville, Wagner, Nietzsche, Twain, Orson Welles, Pier Paolo Pasolini e altri ancora.
Molti sono gli aneddoti sul Caffè. Andersen abitava al piano superiore, e ancora oggi puoi sederti sul suo divano. Uno degli episodi più famosi è quello che Casanova ricorda nella sua sapida e brillante “Histoire de ma Vie”, autentica summa dello spirito libertino e spregiudicato del ‘700. Il giovane veneziano, giunto nella Capitale nel giugno del 1744 con l’incarico di segretario del potentissimo cardinale Francisco Troyano Acquaviva d’Aragona, rappresentante del Regno di Spagna presso la Santa Sede, narra il suo primo ingresso nel “Caffè di Via Condotta”. Fra ecclesiastici libertini, eunuchi, pettegolezzi, ironia ne viene fuori un piccolo quadro di vita quotidiana nella Roma del tempo “…Un altro venne a dire all’abate Gama che se voleva trascorrere il pomeriggio a Villa Medici, l’avrebbe trovato in compagnia di due “romanelle” che si accontentavano di un quartino, una moneta d’oro pari a un quarto di zecchino. Un altro abate lesse un sonetto incendiario contro il governo, e parecchi vollero copiarlo. Un altro ancora lesse una satira che faceva a pezzi l’onore di una famiglia. In quel momento vidi entrare un abate piuttosto attraente; a giudicare dai fianchi e dalle cosce mi parve una ragazza travestita e lo dissi all’abate Gama, ma questi mi rispose che era Beppino della Mammana, un famoso castrato. L’abate, infatti, lo chiamò e gli disse ridendo che lo avevo scambiato per una ragazza. Quello sfrontato mi guardò fissamente e rispose che se volevo andare a passare la notte in sua compagnia mi avrebbe dimostrato se avevo torto o avevo ragione, a mio piacere…”.
Nel corso del tempo le sale si sono arricchite con innumerevoli opere d’arte e cimeli storici. Oggi, con oltre 300 opere esposte, il Caffè Greco è la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico esistente al mondo.
Link: http://www.anticocaffegreco.eu

Thank you !