The imitation game

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“Uno normale non avrebbe mai potuto farcela” dice l’amica Joan Clarke (Keyra Knightley) a Alan Turing (un grande Benedict Cumberbatch) nel film “The imitation game” adattamento cinematografico della biografia “Alan Turing. Una biografia” di Andrew Hodges.
Solo lui poteva farcela e ce l’ha fatta, ma a un prezzo incredibile. Iniziato a pagare fin da bambino. Perchè era diverso, troppo diverso. Faceva parte di quel piccolo gruppo di persone prive di un senso naturale della destra e della sinistra e perciò si dipingeva una macchiolina rossa sul pollice sinistro (la chiamava “il puntino sapiente”). Era omosessuale e Genio assoluto e irritante anche a causa di una scorza che veniva dalla lotta per sopravvivere e dalla sua particolarità. Lui, meraviglioso crittografo, ha sofferto per tutta la vita l’ostilità dei tanti che non avevano gli strumenti o la pazienza per decifrare il suo linguaggio. Secondo quelle statistiche che gli piacevano tanto, Alan Turing ha salvato circa 14 milioni di persone decifrando Enigma, il codice di comunicazione nazista, e abbreviando così la II guerra mondiale. Ha fatto questo e molto di più. Ha salvato il futuro e tutti noi aprendoci delle porte incredibili grazie ai suoi studi e al suo calcolatore digitale. L’antenato del computer costruito a mano nel ’40 durante la guerra. Un’impresa straordinaria. Come quella di mantenere i suoi segreti e sopravvivere al dolore e alla solitudine. Iniziata poco più che bambino quando il preside del rigido college inglese in cui studia e viene perseguitato per le sue stranezze e la sua fragilità gli annuncia che l’amato Christopher, l’unico che capisce la sua lingua e ha la pazienza di tradurla, è morto di tubercolosi bovina, malattia coraggiosamente tenuta nascosta. Alan è distrutto, ma capisce che non può farlo vedere perchè già si chiacchiera dell’amicizia troppo stretta fra i due e così con uno sforzo immane resta impassibile e nega tutto. Lo farà per tutta la vita finchè non lo scopriranno e lo distruggeranno con una castrazione chimica a furia di ormoni che è costretto ad accettare per non finire in carcere e abbandonare Christopher, la meravigliosa macchina sogno di una vita. Le conseguenze di quella “cura” lo porteranno al suicidio nel 1954.
L’omosessualità era illegale in Gran Bretagna (Oscar Wilde fece le spese della legislazione repressiva) e lo restò fino al 1967.
Un film, seppur bellissimo, è poco per ricordare quest’Uomo straordinario. Incrementerà però la sua riscoperta già in corso da anni fra studiosi e giovani di tutto il mondo che ora sanno che senza quell’ “anormale” non avremmo avuto i Bill Gates e Steve Jobs. Senza di lui e senza Christopher che ha creduto in lui, ha avuto la pazienza di ascoltare e cercare di capire il suo linguaggio (come farà Joan Clarke con il Turing adulto) senza sbeffeggiarlo, lo ha protetto finchè ha potuto e gli ha regalato il primo testo di crittografia.