Trasformare il lutto in canto

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“Quale poesia dopo Auschwitz? la domanda retorica del filosofo Adorno girava a vuoto da subito, confutata dai versi di Paul Celan. Dopo Auschwitz nessuna poesia è possibile? E’ vero il contrario. Dopo ogni distruzione è urgente la poesia, la musica, la narrativa, il teatro, l’arte. Così la specie umana ha saputo rimarginare trasformando il lutto in canto. Isaac Bashevis Singer aveva già risposto con “Di Familie Mushkat”. Prima di lui, nel 1944, Itzhak Katzenelson aveva scritto, imbottigliato e seppellito sotto un albero del campo di concentramento di Vittel, il suo “Canto del popolo ebreo messo a morte”, vertice letterario e poetico della distruzione”

Erri de Luca, dall’introduzione a “L’ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat” di Isaac b. Singer

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http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/lultimo-capitolo-inedito-de-la-famiglia-mushkat–la-stazione-di-bakhmatch/