I confini ultimi della Britannia

Vallo di Adriano

“Si narra che in quel momento il più nobile per famiglia e per virtù militari fra i molti capitani, chiamato Calgaco, alla folla che chiedeva di combattere, rivolse press’a poco queste parole:
Tutte le volte che io considero le cause della guerra e la nostra ardua situazione, nutro grande speranza che oggi la vostra concordia debba segnare per tutta la Britannia il principio della libertà. Infatti, voi siete tutti quanti qui uniti, ignari di ciò che sia servitù, e non ci sono terre alle nostre spalle, mentre neppure il mare è sicuro, poichè siamo sempre sotto la minaccia della flotta romana. In tali condizioni armi e combattimenti, ragione di gloria per i valorosi, sono nel tempo stesso la più sicura difesa anche per gli inetti. Le precedenti battaglie, quando con varia fortuna si lottò contro i Romani, avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perchè noi, che siamo la stirpe più pura di tutta la Britannia, e che per ciò abitiamo proprio la regione più remota, noi che non scorgevamo neppure le spiagge dei popoli schiavi, avevamo persino lo sguardo libero da ogni contatto con l’oppressore. Noi che siamo al limite estremo del mondo e della libertà, fummo, fino ad oggi, difesi dal nostro nascosto rifugio e dall’oscurità della fama; si sa che tutto ciò che  è sconosciuto è fonte di meraviglia. In questo momento, tuttavia, si vengono a scoprire i confini ultimi della Britannia, ormai al di là non v’è più altra gente, non ci sono che gli scogli e le onde, e, flagello ancor più grande, i Romani, alla prepotenza dei quali invano tenterete di sottrarvi con la sottomissione e l’obbedienza. Rapinatori del mondo, i Romani, dopo aver tutto devastato, non avendo più terre da saccheggiare, vanno a frugare anche il mare; avidi se il nemico è ricco, smaniosi di dominio se è povero; tali da non esser saziati nè dall’Oriente nè dall’Occidente, sono gli unici che bramano con pari veemenza di possedere tutto, e ricchezze e miseria. Rubare, massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, dicono d’aver portato la pace”.

tratto da “La vita di Agricola” di Tacito (98 d.C.)