Le due città

Le due città

“Era il migliore di tutti i tempi, era il peggiore di tutti i tempi, era il secolo della saggezza, era il secolo della  stoltizia, era l’epoca della fede, era l’epoca dell’incredulità, era la stagione della Luca, era la stagione delle Tenebre, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi, andavamo dritti dritti al Cielo, andavamo dritti dritti dalla parte opposta: in breve, il periodo era tanto simile al presente che alcune delle sue più clamorose autorità insistevano affinchè se ne parlasse soltanto al superlativo sia nel bene sia nel male.
Sul trono d’Inghilterra sedevano un re con una grossa mascella e una regina con un viso insignificante; un re con una grossa mascella e una regina con un bel viso sedevano sul trono di Francia. In entrambi i paesi era chiaro come il cristallo, ai lord sovrintendenti delle riserve di pane e di pesci dello stato, che le cose, in generale, erano sistemate per sempre. Era l’anno di Nostro Signore 1775”.

Dall’incipit di “Le due città” di Charles Dickens

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