The Giver. Il mondo di Jonas

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Il mondo di Jonas è un mondo senza colori, senza emozioni (inibite con “salutare” iniezione mattutina), senza contatto. I suoi abitanti sono generati in laboratorio poi affidati a famiglie selezionate. Le età sono scandite da ritmi e passaggi programmati. Agli “adulti” vengono affidati da misteriosi “anziani” (gli unici a poter invecchiare) compiti (partoriente, puericultrice, pilota ecc…) cui attenersi per tutta la vita. I deboli e gli anziani vengono “congedati”. Cioè ammazzati, ma certi termini non sono più in uso e neanche se ne ricorda il significato. Con una bella cerimonia semplicemente si va in un “altrove”. Si uccide in ambienti e modi asettici con iniezioni letali. Senza averne coscienza. Anzi pensando di fare del bene al soggetto e alla società. Pure il linguaggio è stato depurato. Non esiste “ti amiamo” ma “ti stimiamo” o “siamo fieri di te”. Non esistono “case” ma “unità abitative”. Non esistono “famiglie”, ma affidatari senza legami con la prole. Tutto è stato reso uniforme, dopo una misteriosa Rovina, per non cadere in tentazioni e passioni. In odi, rabbie, distruzioni, guerre, ma anche in sentimenti, tenerezza, amicizia, amore. Per non cadere negli errori che hanno portato alla distruzione si sono scelti la razionalità, la chimica, le regole. Privandosi della Vita. Tutto è indifferenziato e sterilizzato. Perfino i ricordi. Affidati a un’unica biblioteca custodita da un Raccoglitore. L’unico che abbia memoria del passato e di ciò di cui il mondo di Jonas si è privato. E’ lui (Jeff Bridges) che diviene The Giver, il Donatore, e passa a Jonas le sue memorie e le sue speranze. Sono temi enormi impossibili da ridurre in un film. Tantomeno in 1 ora e 40 che probabilmente è quanto i produttori hanno concesso. Anche per questo gli autori del film e quelli del libro da cui è tratto vanno ringraziati. Ogni tanto per fortuna qualcuno continua a misurarsi con queste domande ancestrali. Nel mondo di Jonas non ci si penserebbe neanche. Seppur imperfetto “The Giver – Il mondo di Jonas” è un bel messaggio agli appassionati, coscienti o meno, dell’uniformità che non mancano anche nel nostro tempo. Pasolini, a livelli ovviamente molto più alti, già metteva in guardia dalla cancellazione delle differenze. Guardando per esempio alle periferie delle città moderne tutte così tristemente uguali nel loro grigiore esteriore e interiore. Grige come il mondo di Jonas. Dove non si sa più nè vedere nè dire “rosso” o “giallo”. Non si sa più cos’è un bacio e neppure ci si ricordano certi istinti. Cui però non possono essere messi confini. E basta un eco, uno sguardo, un tocco, un suono per essere spinti, come fa Jonas, ad attraversare i “confini della Memoria” e tornare a casa.