Public Space

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La parola “play”, la stessa utilizzata per “giocare” e “suonare”, in inglese indica il recitare.
In “Public space” è un uomo a far partire la rappresentazione premendo “play” su un computer, ma non è lui il protagonista dell’azione.
Così accade nella gravidanza. L’Uomo pianta il seme, ma esso fa il suo corso nel corpo della Donna.
Lo sviluppo del feto si è fatto immagine mediatica e il corpo della donna è divenuto “spazio pubblico”, ma nonostante tutti gli sforzi dell’Uomo (rappresentati da una tecnologia spesso tanto incredibile quanto “indiscreta”) quello che viene mostrato dagli schermi resta “privato”.
Una volta premuto quel “play” quello che avviene tra la madre e la creatura che porta in grembo si svolge in dimensioni speciali come lo spazio sospeso del Sogno.
Quello in cui “Public space” ci cala attraverso le immagini “notturne” accompagnate dalla splendida colonna sonora di Tania Giannouli.
Quel corpo che si sviluppa a volte è lontano, altre è talmente vicino e presente che si può quasi toccare. Come nel suggestivo piegarsi di una donna verso il fondo di una culla sul quale è distesa un’immagine del feto con il piccolo cuore che batte il suo linguaggio unico.
E’ un tempo magico quello della gravidanza che “Public space” con le sue immagini “chiede” di rispettare mantenendo le giuste distanze.
Le tecnologie possono avvicinarci a quel dialogo misterioso, aiutarci a proteggerlo, ma il loro resta un tocco freddo e la maternità è fatta di momenti e sogni caldi e preziosi riservati alla donna.
La sola a potersi perdere a contemplare il progetto che cresce dentro di sé. Come l’attrice che nel finale di “Public Space”, seduta sotto una pianta, alza gli occhi verso i rami da cui pendono le tante immagini dello sviluppo di quel seme che porta dentro sé. (S. Vannucchi)

Link:
http://videoscape.org/public-space-marcantonio-lunardi/

http://blog.marcantonio.eu/