Da Bartleby alla V° B

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“Il video Vivere la differenza nasce dall’esigenza di noi studenti di agire in prima persona per affermare il diritto a vivere personalità, comportamenti, caratteri, emozioni. Provare a esprimere quel famoso se stessi riuscendo a sviluppare senso critico verso i forti condizionamenti che la società esprime sia nelle questioni legate alle relazioni amorose sia nei confini tra femminile e maschile.
…Abbracciare uno stereotipo è una soluzione più semplice favorita anche dalla società nella quale viviamo, in questo ci aiuta l’informazione di massa, la pubblicità, molto più complesso è domandarsi: chi sono io? Cosa mi piace? Cosa amo? Cosa mi fa stare bene? Cosa vorrei mettere in discussione? Questo nostro video è una prima, timida risposta”.

Dalla Sinossi del video “Vivere la differenza” della V° B del Liceo Machiavelli di Lucca in visione all’interno della rassegna Videoscape presso Palazzo Tucci

“Una prima, timida risposta”. C’è un altro, nato più di 160 anni fa dall’immaginazione di un grande scrittore, che ha dato una risposta simile. E’ giovane, come i nostri autori, timido, inoffensivo, gentile. La sua professione di scrivano lo rende vicino a uno studente.
Si chiama Bartleby ed è il protagonista di uno splendido racconto di Herman Melville pubblicato per la prima volta nel 1853.
Da allora è anche un affascinante mistero e tanti sono i critici che hanno cercato di cogliere il messaggio dietro l’esperienza descritta.
A narrarla è il titolare dello studio legale di Wall Street a New York presso cui Bartleby lavora. E’ talmente mite, abitudinario, dedito ai compiti che quasi non ci si accorge della sua presenza. A un certo punto però accade qualcosa e Bartleby si chiude progressivamente in un atteggiamento sintetizzato in una risposta divenuta un mito: “I would prefer not to”. “Avrei preferenza di no”.
Tutte le richieste e sollecitazioni del titolare incontrano quelle parole attraverso le quali Bartleby non rifiuta. Dice solo che preferirebbe di no. Un atteggiamento che, unito alla sua gentilezza, sconcerta il titolare. Sarebbe più semplice comportarsi in presenza di un rifiuto netto o un atto ostile. Il principale scopre che lo scrivano non ha né amici, né casa e vive nello studio. Diventa un caso ma porta avanti la sua gentile protesta fino alle estreme conseguenze. Attorniato da chi, come il titolare, cerca di comprendere applicando e attribuendo però a Bartleby intenzioni e schemi correnti e da chi recisamente lo rifiuta fino a chiuderlo in carcere. Colpevole di nient’altro che di una “preferenza” e del tentativo di “provare a esprimere quel famoso se stessi”.
Tentativo difficile in qualsiasi epoca, ma ancor più per chi come Bartleby lavora in una Wall street e in una società in piena espansione di cui Melville conosce bene i “forti condizionamenti” seppur nascenti. Quelli che dominano i nostri tempi e che allora iniziavano a imporre di concentrarsi sulla carriera, sull’accumulo di denaro e successo e che in quel mondo si aggiungevano a quelli derivanti dal puritanesimo.
Di fronte a quella marea crescente anche Bartleby probabilmente si è chiesto “chi sono io? cosa mi piace? cosa amo? cosa mi fa stare bene? cosa vorrei mettere in discussione?” e ha cercato con il suo timido ma fermo “i would prefer not to” di “affermare il diritto a vivere personalità, comportamenti, caratteri, emozioni”.
Nello stesso periodo il Walden di Henry David Thoreau dà un’altra risposta e sceglie la fuga nei boschi cercando di non perdere se stesso e valori che ritiene importanti attraverso un rapporto diretto con la Natura.
Via via che Bartleby rifiuta di “abbracciare degli stereotipi” passa sempre più tempo a guardare davanti a sé nel piccolo spazio in cui lavora. Probabilmente immaginando alternative e risposte da dare alla sua situazione. Avrebbe apprezzato di incontrare su quel muro la “prima, timida risposta”, offerta senza imposizioni o giudizi, che i ragazzi della V° B hanno espresso nel loro video. (S. Vannucchi)

Link:
http://videoscape.org/vivere-la-differenza/