L’aperto canto della gioia

Amanti

“Il Kamasutra di Vatsyayana fa parte della letteratura Smrti (significa tradizione, memoria) che ha regolato per secoli la vita degli indù. La letteratura Smrti comprende insegnamenti di carattere morale, giuridico ed esegetico, nonché i grandi poemi epici quali il Bhagavad-Gita, e i sei principali sistemi filosofici. E’ redatta in forma di brevissimi aforismi chiamati Sutra, che condensano complesse dottrine filosofiche, logiche o grammaticali in frasi brevi ed essenziali, tali da essere facilmente memorizzate e tramandate senza l’ausilio della scrittura.
La struttura lessicale dei Sutra richiedeva ampio commento esplicativo, che permettesse la loro corretta interpretazione. Il commento, chiamato Vykhayana o Bhashya, assume altrettanta importanza del testo originale usato dal Rsi (profeta o veggente) per illustrare l’opera ai discepoli. In questo senso le fonti del pensiero indù differiscono da quelle occidentali in quanto sono la somma delle elaborazioni di innumerevoli autori di cui spesso non si hanno che imprecise notizie.
…La concezione indù della vita postula l’armonia tra Dharma, Artha e Kama, dove rispettivamente Dharma significa l’osservanza della religione, Artha l’attività economica e politica e Kama la vita dei sensi. L’uomo retto non deve trascurare nessuna delle tre attività; che sono state accuratamente studiate e descritte dalla letteratura sanscrita fin dai primordi.
…Le tre sfere dell’etico, dell’utile, del sesso vanno svolte, integrate e vissute. Come dice Vatsyayana “una persona intelligente e consapevole che attende Dharma, Artha e Kama senza diventare schiava delle sue passioni otterrà successo in qualsiasi cosa”.
Sembra necessario specificare che la concezione indù del sesso differisce da quella di altre civiltà. Il sesso è una parte integrante del simbolismo filosofico e religioso. Esso non è soltanto normale, necessario ma anche sacro. E’ l’unione di Parusha (la materia) con Prakriti (l’energia).
…Vatsyayana scrisse a conclusione del testo: “Quanto agli errori della scienza d’amore da me citati in quest’opera, con il diritto che mi viene dall’esserne autore, non mi sono limitato a menzionarli ma subito mi sono fatto un dovere di censurarli e condannarli…Quest’opera non vuole essere semplicemente usata quale strumento per la soddisfazione dei nostri desideri”.
…Il Kamasutra è solo apparentemente un compendio erotico che descrive le tecniche per ottenere dal contatto sessuale il massimo piacere. Argomento che viene trattato in modo particolareggiato nel capitolo sull’unione sessuale. Nel suo significato complessivo esso appare come un trattato di sociologia. Contiene infatti una quantità di informazioni sui costumi dell’epoca, sui rapporti amorosi e amichevoli, sulle regole che l’individuo, mentalmente quanto concretamente raffinato, deve seguire per essere degno del suo rango di essere umano. Ne risulta un affresco di incredibile vivezza, i cui colori resistono all’usura del tempo.
…La tipologia che Vatsyayana estrae dal contesto societario dell’epoca è schematica ed essenziale. Egli si rivolge come modello ideale al Nagarika, l’uomo che vive in città, dotato di cultura e di mezzi economici, uomo che compie il suo dovere (Dharma e Artha) ma che ama e sa godersi la vita.
Quest’immagine contraddice l’idea che in Occidente si ha sulla concezione di vita indù, che postulando l’illusorietà dell’esistenza, si crede richieda la rinuncia e il distacco. In realtà la dottrina dei quattro ashrams (fasi) generalmente accettata e definita nel Bhagavad-Gita, propone il distacco dai piaceri terreni solo dopo che le altre tre fasi (di studente, di sposo, di cittadino) siano state compiute. L’individuo deve vivere e partecipare, rendersi utile e divertirsi per potersi avviare alla fine della vita sulla strada della spiritualità. Nessun testo indiano predica l’austerità né la povertà in quanto “ideali”. Rama e Krishna, le due incarnazioni divine adorate in India, sono descritte come regnanti e potenti con tutte le qualifiche e debolezze terrestri.
…Benchè Vatsyayana sia molto liberale in quanto ritiene che le donne possano o in alcuni casi debbano conoscere il Kamasutra, l’uomo e la donna vengono da lui concepiti come due polarità intrinseche. Superiore e attivo l’uomo, inferiore e passiva la donna.
…L’idea che la diade possa riunirsi non sfiora l’acuto realismo di Vatsyayana.
Eppure sarà proprio in India alcuni secoli più tardi che il Tantrismo proporrò l’unità degli opposti apparenti. La coppia divina, che ha un carattere rigorosamente ontologico, formata da Civa e Cakti, corrisponde all’Uno. Il congiungimento del maschile con il femminile, il superamento della diade si effettua senza ricorrere a un altro individuo di sesso diverso, quale incarnazione dell’opposto principio. La Cakti dorme ravvolta in un centro sottile. Viene rappresentata simbolicamente in forma di serpe che avvolge il lingam (phallus) di Civa. Quando si srotola provoca quella trasmutazione endogena per cui il seme invece che discendere ascende. Nella coppia umana (incarnazione momentanea di quella divina), l’uomo e la donna giungono ritualmente e sacralmente all’unione sessuale, che cessa di avere una misura carnale per assumere quella magica. Il “climax”, l’estasi, corrisponde alla rottura del livello di coscienza individuale, al raggiungimento dello stato non-dualistico”.
Dal “Kamasutra” di Vatsyayana, Ed. Oscar Mondadori 1977
“Codificatore dei suoi predecessori, che si contano in numero di dodici, Vatsyayana sostiene il principio che la curiosità sessuale, se insoddisfatta o soffocata, è una delle cause principali della perversione mentale. Egli la analizza, dunque, e la manifesta con estrema chiarezza, per liberarla dalle ombre della riserva fobica, e dimostrando come deve essere il sano godimento dei piaceri carnali, attua un procedimento di polarizzazione della psicologia collettiva che è l’esatto opposto della metodologia cattolica in materia di peccato della carne. Siamo agli antipodi, e in misura sconvolgente. Il piacere sessuale viene considerato uno dei simboli della beatitudine suprema, e Vatsyayana si serve della sua analisi al fine di purificare lo spirito dal turbamento, da ogni tentazione aggressiva, lugubre, sporca. Al contrario, il mondo occidentale cercò, nel testo, motivo di eccitazione guardonistica, spiritualmente degradata, se non di ironico, beffardo, mimetismo “ginnico”.
…Vatsyayana era anche un poeta, e il suo istinto di poeta andò ben al di là delle geometrie d’amore fissate come un collezionista di preziose conchiglie. Nel Kama Sutra, intercambiabile con lo stato gaudioso, narra uno spirito che potremmo definire ammonitorio, provocatore, se non sottilmente minaccioso. Le posizioni, analizzate con minuzia, per dar figura a fantasie e immaginazioni, costituiscono anche un memento per i fedeli, un memento a non lasciarsi possedere dal più grave e irreversibile dei peccati: ossia la depressione, provocata negli individui da dure se non addirittura feroci condizioni esistenziali, la caduta della libido e l’astenia, il completo disinteresse nei confronti, oltre che della donna, del sesso.
Il vero inferno, sostiene il Kama Sutra, è la “caduta del desiderio”, con il conseguente dissolversi, anche dalla coscienza, dal felice stato consentito dalla sensualità attiva. L’inno alla Creazione, allorchè raggiunge le frontiere della speculazione metafisica, dichiara: “il desiderio, prima di tutto, si mosse in lui, il desiderio che fu la prima semenza dello Spirito, il legame dell’Essere ai saggi del Non-Essere, rivelò, nel loro cuore, un desiderio di Saggezza”.
In pratica, e semplificando, Vatsyayana e i suoi dodici predecessori mirarono allo stesso risultato perseguito dai Maestri, dai Padri della Chiesa cattolica, lungo due strade opposte. Per alimentare il desiderio i secondi adottarono il catalogo del divieto e della chiusura, del “proibito che infiamma”; i primi, al contrario, l’aperto canto della gioia praticabile. Fine unico: il creare”.
A. Bevilacqua