“Montaigne dobbiamo immaginarcelo a cavallo, innanzitutto perchè è a cavallo che si spostava all’interno dei suoi possedimenti, fra le sue terre e Bordeaux, in regioni della Francia più lontane, per raggiungere Parigi, Rouen o Blois, e in occasione del lungo viaggio che nel 1580 lo portò in Svizzera, in Germania e a Roma, ma anche perchè non si sentiva mai tanto a suo agio come quando era in sella a un cavallo, giacchè lì trovava il suo equilibrio, il suo assetto:- …Il viaggio mi pare un esercizio proficuo. Nei viaggi l’animo si esercita di continuo a notare cose sconosciute e nuove. E, come ho detto spesso, non conosco scuola migliore per plasmare la propria vita che metterle sotto gli occhi senza posa la diversità di tante altre vite, idee e usanze, e farle assaporare così la perpetua varietà delle forme della nostra natura. Nei viaggi il corpo non è in ozio nè in affanno, e questo moto moderato lo corrobora. Io resto in sella senza mai smontare, pur soffrendo di coliche, e senza fastidio, anche per otto o dieci ore di fila” (1519).
Innanzitutto il viaggio permette di entrare in contatto con la varietà del mondo, e Montaigne ritiene che non si dia miglior educazione di questa; il viaggio illustra la ricchezza della natura, mostra la relatività dei costumi e delle credenze, fa vacillare le certezze; insomma, il viaggio insegna lo scetticismo, ovvero la dottrina fondamentale di Montaigne.
– So bene che, preso alla lettera, il piacere di viaggiare testimonia irrequietezza e incostanza. Del resto sono proprio queste le nostre qualità principali e predominanti. Sì, lo confesso: io non vedo niente, neppure in sogno o in ciò che desidero, che possa darmi requie. Solo la varietà mi soddisfa, e la constatazione delle differenze, ammesso che qualcosa possa soddisfarmi. Nel viaggiare mi piace anche il fatto di potermi fermare senza danno e di poter cambiare strada a mio agio” (1540).
Amare troppo il viaggio significa essere incapaci di fermarsi, di prendere decisioni, di stabilizzarsi; significa quindi mancare di determinazione, preferire l’incostanza alla perseveranza. In questo il viaggio è per Montaigne una metafora della vita. Montaigne vive come viaggia – senza una scopo preciso, aperto alle sollecitazioni del mondo:
– Quelli che corrono dietro a una sinecura o a una lepre non corrono davvero…e il viaggio della mia vita procede alla stessa maniera” (1525)”.
tratto da “Un’estate con Montaigne” di A. Compagnon, ed. Adelphi
