“Un piccolo ritaglio di giornale, spedito senza commenti da una banda di terroristi di Zagabria – la capitale della Croazia – ai loro compagni di Belgrado, fu la torcia che appiccò il fuoco al mondo scatenando la guerra nel 1914. Quel pezzetto di carta affossò i vecchi, tronfi imperi. Diede i natali a nazioni nuove e libere. Io ero uno dei membri del gruppo di terroristi che, a Belgrado, lo ricevette. Sul trafiletto si leggeva che l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando, il 28 Giugno, avrebbe fatto visita a Sarajevo, capitale della Bosnia, per dirigere le manovre militari sulle montagne vicine. La missiva ci raggiunse nel nostro luogo d’incontro, il caffè Zlatna Moruna, in una sera di fine Aprile 1914. Seduti attorno a un tavolino di quell’umile caffè, sotto le tremolanti lampade a gas, lo leggemmo. Non era accompagnato da consigli o suggerimenti. Le sei lettere e i due numeri vergati su di esso furono sufficienti a farci capire, senza discussioni, che cosa avremmo dovuto fare”.
Borijove Jevtic, La mano nera
tratto da “La grande storia della I guerra mondiale” di Peter Hart
