“Nelle campagne senesi e pisane, molte case erano state colpite dalle opposte artiglierie, però i contadini stavano già riparando i tetti, le donne lavavano coperte e lenzuoli, i bambini, consapevoli, ripulivano le aie. Era il tempo irripetibile del dolore e della speranza, la festa di chi ride fra le lacrime.
Scoprii che la Grande Armata era una babele di uniformi: reparti americani, inglesi, francesi, australiani, canadesi, sudafricani, neozelandesi. C’erano anche artiglieri scozzesi, unità marocchine e squadre di filippini, questi ultimi addestrati a rastrellare le campagne con le carabine di precisione, e truppe di colore indiane, i Sikh, che erano comandati da ufficiali inglesi con tanto di frustino. Vicino a Siena incontrammo i soldati di una divisione di fanteria algerina, la Terza, comandata dal generale Joseph Goislard de Montsabert, che nonostante il nome molto impegnativo non era un militare di carriera, era un professore umanista, tornato nell’esercito per seguire De Gaulle”.
tratto da “O miei compagni” di Mario Lenzi
Foto: Robert Capa arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio. Un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal Luglio 1943 al Febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.
