Gethsemane

“E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. (Vangelo secondo Matteo 26, 36-56)

“Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra”. (Vangelo secondo Luca 22,39-54)

Nessuno conosce i particolari della notte del Getsemani, ma nei Vangeli sono contenute tracce significative di quel confronto tra Figlio e Padre che lacerò l’uomo Gesù posto di fronte al tremendo realizzarsi del Disegno.
Nel corso dei secoli sono stati innumerevoli i tentativi di immaginare quel dialogo che Gesù affrontò con l’anima “triste fino alla morte” e che lo portò a pregare in ginocchio in una “lotta” di tale intensità da portarlo a sudare sangue e ad aver bisogno del conforto di un Angelo per poter superare quel momento.
Fra tutte le rappresentazioni continuo a pensare che una delle più efficaci nell’avvicinare al nostro animo di uomini il Gesù così umano di quella notte sotto i cieli di Gerusalemme provenga, come spesso accade, dal cosiddetto “profano”.
Parlo di una Canzone, “I only want to say”, di “Jesus Christ superstar”. Un’opera che ritengo una delle più belle sulla Storia dei Vangeli.
La Canzone è da sempre una delle forme che prende la Poesia. Una delle vie dell’Arte che spesso ha permesso allo  spirito umano di toccare altezze inaspettate e costruire ponti per l’Indefinibile.
Così nelle parole e nell’intensità di quella canzone ci sono elementi che è molto probabile siano scorsi quella notte: incertezza (“ho cambiato idea, non sono così sicuro”), stanchezza (“potresti chiedere di più ad un altro uomo?”, “ho tentato per 3 anni, sembrano 90”), domande strazianti (“perchè dovrei morire?”), rabbia (“voglio sapere, voglio vedere mio Signore”), disperazione (“non voglio gustare questo veleno, sento che mi brucerà”).
Fino all’accettazione rabbiosa: “berrò la tua coppa, inchiodami alla tua croce, ma prendimi ora prima che cambi idea”.
Pensando a quella notte del Getsemani in cui Gesù ha accettato con tremenda sofferenza di lasciare il nostro mondo mi piace affiancare alle pagine dei Vangeli che narrano di quei momenti quelle che Marco Vannini pone all’inizio del suo libro “Oltre il Cristianesimo” da poco uscito.
Quelle del Vangelo di Giovanni in cui Gesù mostra un altro dei suoi tratti umani, l’Umiltà, ricordando che anche lui, per quanto sia grande, è solo uno strumento e per questo “è bene per noi” che se ne vada.
Una lezione che tutti noi uomini e donne, compresi quelli di Chiesa, dovremmo ricordare quando giudichiamo e diveniamo talmente superbi da ritenerci depositari di Verità. Una Verità di cui Gesù ha indicato la Strada ma che va conquistata con confronti, prove ed errori. Una Verità che in ogni caso solo lo Spirito di Verità può insegnare.
Andare “oltre il Cristianesimo” non è cancellarlo, ma procedere su un percorso di crescita al quale ognuno (ricco, povero, donna, uomo, bambino, divorziato/a, etero, omosessuale, trans, protestante, ortodosso, musulmano, buddhista ecc..) può apportare un importante contributo.
“E’ bene per voi che io me ne vada. Infatti, se non me ne vado, non giungerà a voi lo Spirito di consolazione; mentre se me ne vado, lo manderò a voi (…) Quando verrà quello Spirito di Verità, vi insegnerà tutta la Verità” (Giovanni 16, 7 e 13)

I only want to say
If there is a way
Take this cup away from me
For I don’t want to taste its poison
Feel it burn me,
I have changed I’m not as sure
As when we started
Then I was inspired
Now I’m sad and tired
Listen surely I’ve exceeded
Expectations
Tried for three years
Seems like thirty
Could you ask as much
From any other man?

But if I die
See the saga through
And do the things you ask of me
Let them hate me, hit me, hurt me
Nail me to their tree
I’d want to know
I’d want to know my God
I’d want to see
I’d want to see my God
Why I should die
Would I be more noticed
Than I ever was before?
Would the things I’ve said and done
Matter any more?
I’d have to know
I’d have to know my Lord
I’d have to see
I’d have to see my Lord

If I die what will be my reward?
If I die what will be my reward?
I’d have to know
I’d have to know my Lord
I’d have to know
I’d have to know my Lord

Why, why should I die?
Oh, why should I die?
Can you show me now
That I would not be killed in vain?
Show me just a little
Of your omnipresent brain
Show me there’s a reason
For your wanting me to die
You’re far too keen on where and how
But not so hot on why
Alright I’ll die!
Just watch me die!
See how, see how I die!
Oh, just watch me die!

Then I was inspired
Now I’m sad and tired
After all I’ve tried for three years
Seems like ninety
Why then am I scared
To finish what I started
What you started
I didn’t start it
God thy will is hard
But you hold every card
I will drink your cup of poison
Nail me to your cross and break me
Bleed me, beat me
Kill me, take me now
Before I change my mind

“I only want to say (Gethsemane)”
da Jesus Christ Superstar