Se “300 L’alba di un impero” ha un pregio è quello di mostrare l’altra parte dello spirito e del genio greco che sconfisse i Persiani. Nessuno superava gli Spartani in combattimento, ma nessuno superava gli ateniesi in astuzia e tattica.
Leonida era capace di affrontare a viso aperto chiunque. Nessuno sul campo poteva infrangere il formidabile schieramento spartano. Solo l’inganno lo vinse.
Temistocle sapeva maneggiare anch’esso. Era capace di cogliere nel caos della battaglia l’attimo giusto per scagliare una freccia verso il suo obiettivo. Cambiare le mosse delle sue navi. Usare l’arte della diplomazia e tutto quello che aveva a disposizione, compreso il sacrificio dei 300 di Leonida, per unire i Greci.
Arrivò perfino a lasciar bruciare Atene pur di attirare il nemico dove voleva. Portò i Persiani verso il terreno peggiore per loro e li sconfisse.
Secoli dopo i russi lasceranno una Mosca in fiamme a Napoleone.
Secoli prima Achille non ebbe rivali sul campo, ma fu sconfitto da una freccia scagliata nell’attimo giusto.
E a far cadere Troia furono l’astuzia e il genio multiforme di Ulisse. Un nuovo tipo di eroe per un nuovo tipo di mondo.
Lo scontro a viso aperto in cui brillavano coraggio e maestria della spada lasciava il passo agli scontri sotto traccia del mondo dei viaggi e dei commerci con le loro trame.
I Leonida e i Temistocle furono i vertici di un mondo cresciuto con le narrazioni del Mito. Quell’alfabeto che, attraverso le opere di Esiodo, l’Iliade, l’Odissea, le storie degli Argonauti, dai focolari alle osterie ai Teatri scorreva per tutta la Grecia.
