Una buona dose di utopia

Einstein

“Sono stati soprattutto il suo anticonformismo, la sua spontaneità, e il totale disinteresse personale (elementi oggi sempre più rari), nelle innumerevoli iniziative che promosse in pubblico su temi sociali e politici, a renderlo sempre più amato. La massima parte delle sue affermazioni in questi campi è decisamente utopistica, ma è sempre necessaria una buona dose di utopia per porsi obiettivi elevati, visto che nel migliore dei casi se ne raggiungerà solo una frazione. Altrimenti non si spiegherebbe perchè continuiamo a studiare e discutere sullo Stato ideale di Platone, manifestamente irrealizzabile. E in questo, perchè privo di quelle sovrastrutture mentali che si sono incrostate nei tre millenni di conoscenza della civiltà occidentale, Einstein era più simile a un filosofo dell’antichità che ai suoi contemporanei. Oppure, pur essendo tutt’altro che incolto, più simile a Leonardo da Vinci che era, come disse di sè, “omo sanza lettere”, quindi culturalmente vergine, riuscì a vedere il mondo con occhi completamente nuovi, e per questo, rivoluzionari. Ma al di là della cultura è l’attitudine, in questo caso, diversa da quella di tutti gli altri. Disse infatti una volta Einstein al collega e premio Nobel James Franck:
L’adulto comune non pensa mai ai problemi dello spazio e del tempo. Al contrario, io mi sono sviluppato così lentamente che ho cominciato a pormi questi problemi solo dopo essere divenuto adulto. Così ho potuto approfondirli molto più di un comune adulto o di un comune bambino.
Ne era così convinto che nel 1928 incontrò lo psicologo e pedagogista svizzero Jean Piaget e gli propose di indagare “sull’origine delle nozioni di tempo, e in particolare di simultaneità, nei bambini”.

Roberto Maiocchi, da “Einstein”, Collana Grandangolo Corriere della sera