Non ci è dato conoscere

adolescenti

“In un pomeriggio di febbraio, mentre giocava a pallacanestro, gli accadde una cosa importante. Lui e Brick Wales erano all’attacco nella seconda squadra e nell’infuriare della battaglia la palestra risuonava dei sordi tonfi degli urti e di urla sguaiate.
Qui, qui!
Bill, Bill!
Basil stava palleggiando in fondo al campo e Brick Wales, libero, chiamava la palla.
Qui, qui! Lee! Ehi! Lee-y!
Lee-y!
Basil arrossì e fece un pessimo passaggio. Era stato chiamato con un diminutivo. Poca cosa, ma sempre meglio della secca nudità del suo cognome o di un nomignolo spregiativo.
Brick Wales continuò a giocare, senza sapere di aver fatto qualcosa di inconsueto o di aver contribuito agli eventi grazie ai quali un altro ragazzo era stato strappato alla schiera degli emarginati, degli introversi, dei nevrotici e degli infelici.
Non ci è dato conoscere i rari momenti in cui le persone si espongono completamente, e il minimo tocco può inaridirle o guarirle per sempre. Un solo istante di ritardo e non potremo raggiungerle mai più, in questo mondo. Non le guariranno le nostre medicine più efficaci, non le offenderanno le nostre parole più dure.
Lee-y! Era quasi impossibile da pronunciare. Ma Basil portò il diminutivo a letto con sè quella notte, e ripensandoci, lo stringeva con gioia, e si addormentò beato”.

Tratto dal racconto “Il più presuntuoso” di Francis Scott Fitzgerald