La pulsazione dell’esistenza perduta

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“Uno stagno trasparente e insieme torbido”. Questo è divenuto il Casanova all’imbrunire dell’età dipinto in modo mirabile da Schnitzler. Lo spirito è ancora quello e in modo trasparente ancora è capace di perdersi di fronte a una fanciulla tanto più giovane di lui. Eppure c’è qualcosa di torbido. Quello sguardo, quelle parola, quella pelle che lo chiamano lo pongono di fronte a quella che può rivelarsi l’ultima sfida della sua straordinaria vita. Lei risveglia l’antico ardore e in più sembra indifferente al fascino di un uomo leggendario e perciò lo attira follemente. Al tempo stesso però lo respinge perchè lo mette di fronte al tempo che passa. Facendogli sentire alle tempie lo spaventoso timore che la parola “passata” divenga la pulsazione della sua esistenza. Ricordandogli che sì ha ancora la sua fama, ma è un mendico che anela a esser perdonato dalla sua Venezia per potervi finire i suoi giorni. Un Casanova che si scopre debole, diviso, dai “sensi incerti”, ma ancora dotato di una sensibilità unica verso uomini e donne. E che, prima che la “nebbia fine e grigia” sia salita del tutto, potrebbe sorprendere ancora una volta. 

“Casanova si sedette su una panchina di pietra a non più di cinquanta passi dalla casa. Udì passare una carrozza al di là del muro del giardino, poi di nuovo silenzio. Dal prato saliva una nebbia fine e grigia; quasi uno stagno trasparente e insieme torbido dai confini indistinti. Casanova pensò di nuovo a quella notte della sua giovinezza nel giardino del convento di Murano – o a un altro parco – un’altra notte; non sapeva più quale – forse erano cento notti che confluivano in una sola nel ricordo, così come talvolta cento donne che aveva amato diventavano nel ricordo una sola che si muoveva come una figura enigmatica davanti ai suoi sensi incerti. E, in fondo, una notte non era poi uguale all’altra? E una donna uguale all’altra? Soprattutto quando era passata? E quella parola “passata” continuava a martellargli le tempie, come se fosse destinata a diventare d’allora in poi la pulsazione della sua esistenza perduta.”

Tratto da “Il ritorno di Casanova” Di Arthur Schnitzler