L’incantevole Aprile in cui ebbe termine l’età del cristallo decorato

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In due folgoranti brani di due libri simbolo dell’Età del Jazz Elizabeth von Arnim e Francis Scott Fitzgerald esprimono l’essenza di un’epoca di mutamento in cui le rigidità e i precetti della puritana età vittoriana vengono via via ignorati, scheggiati, infranti.  Come sensibili corde, animi diversi catturano i molti suoni di quel profondo cambiamento e li trasformano in parole.

“Era incredibile che a casa fosse sempre così buona, così tremendamente buona, e ne ricavasse soltanto sofferenze; là si dedicava interamente agli altri ed era vittima di malesseri di ogni sorta: fitte, dolori e momenti di sconforto. E ora che si era spogliata di tutta la sua bontà e l’aveva lasciata alle spalle come un mucchio di vestiti inzuppati di pioggia, non provava che gioia. Denudata della bontà, godeva nel ritrovarsi nuda. Era svestita e raggiante. E laggiù nel buio umido di Hampstead, c’era Mellersh (il marito) in collera”.

Tratto da “Un incantevole aprile” di Elizabeth Von Arnim

“C’è stata l’età della pietra grezza, l’età della pietra levigata e l’età del bronzo, e molti anni dopo, l’età del cristallo decorato. Nell’età del cristallo decorato, le ragazze per bene, dopo aver persuaso i giovanotti con i lunghi baffi arricciati a sposarle, rimanevano sedute per alcuni mesi a scrivere biglietti di ringraziamento per ogni sorta di regalo di cristallo – coppe per il punch, vaschette lavadita, bicchieri da tavola, calici per il vino, coppette per il gelato, vassoi per le caramelle, caraffe, vasi – poiché, sebbene il cristallo decorato non fosse niente di nuovo negli anni Novanta, a quell’epoca era particolarmente impegnato a riflettere le luci scintillanti della moda, dalla Black Bay al veloce Middle West.
Dopo il matrimonio le coppe per il punch venivano sistemate nella credenza, quella più grande al centro; i bicchieri venivano ordinati nella vetrina delle porcellane; i candelieri venivano messi ai due lati di qualsiasi cosa. Quindi, la lotta per la sopravvivenza aveva inizio. Il vassoio delle caramelle perdeva il piccolo manico superiore e diventava un piattino per le spille, al piano di sopra; un gatto girellone colpiva la coppa piccola facendola cadere dalla credenza, e la donna di servizio scheggiava quella intermedia con la zuccheriera; poi i calici da vino soccombevano alla rottura del gambo e perfino i bicchieri da tavola sparivano, uno dopo l’altro, come i dieci piccoli indiani e l’ultimo finiva, sfregiato e amputato, a fare da porta spazzolini da denti tra altri decadenti gingilli signorili, sulla mensola del bagno. Nel momento in cui questi avvenimenti avevano fatto il loro corso, l’età del cristallo decorato era comunque volta al termine”.

Tratto da “La coppa di cristallo” di Francis Scott Ftizgerald