Elysium

elysium“Alla fine del XXI secolo la Terra era malata, affamata, sovrappopolata. I cittadini più ricchi, per mantenere il loro tenore di vita, emigrarono su Elysium.”

In basso una Terra rappresentata da una Los Angeles divenuta un’enorme favela a cielo aperto dove si parla un misto di inglese-spagnolo, non c’è istruzione, non c’è cura se non nei pochi, malridotti e sovraffollati ospedali rimasti, non c’è giustizia. Solo tolleranza zero applicata da robot cui è affidata la sicurezza e che si muovono su input provenienti da Elysium. Basta uno scherzo e, come accade a Max (Matt Damon) il protagonista del film, ti ritrovi con la libertà condizionata prolungata. Se vuoi puoi “spiegarti” alla centrale dove c’è un robot con fattezze umane che tutt’al più ti offre delle pillole per calmarti. Non c’è neppure lavoro se non quello necessario per mantenere Elysium. Per esempio quello nella fabbrica che costruisce i sistemi di sicurezza e arma per mantenere sicuri la stazione spaziale e il suo ordine. E’ in questa fabbrica che ha trovato lavoro Max dopo anni passati a vivere di espedienti e a sognare di salire un giorno lassù. Là in alto, su Elysium, dove tutto è lindo, pulito, c’è cibo in abbondanza e “non ci si ammala mai”. Perchè tutta la tecnologia più avanzata, compresa quella medica, è stata portata via dai più abbienti e a loro riservata. Questo paradiso è sotto il controllo di Jessica Delacourt (Jodie Foster), ministro della difesa della stazione spaziale, impegnata a mantenere con ogni mezzo la sua sopravvivenza. Tanto che non esita a distruggere le “carrette del mare” dello spazio che cercano di approdare su Elysium e ad arrestare e rispedire sulla Terra i sopravvissuti.
La situazione cambia quando Max viene costretto a raggiungere Elysium. Durante il lavoro in fabbrica viene obbligato a entrare in una stanza altamente radioattiva per riparare un guasto. Se non lo fa lui verrà trovato un altro. Perderà il lavoro, il minimo di rispettabilità che si è ricostruito e tornerà ad avere addosso la sicurezza. Max viene abbandonato nella stanza a cuocere, estratto da un robot che piattamente gli comunica che gli restano 5 giorni da vivere e lo lascia con un tubetto di pillole per alleviare gli effetti dell’esposizione. Per il direttore della fabbrica, un privilegiato di Elysium sulla Terra per affari, il problema è il dover cambiare lenzuolo sul lettino. Max dovrà affrontare Elysium, per sè, per la figlia di Frey, amica di infanzia, che ha una leucemia all’ultimo stadio impossibile da curare sulla Terra, e per i diseredati rimasti sul pianeta.
E’ significativo che il primo atto della nuova Elysium sia l’invio sulla Terra di attrezzature mediche da sempre negate a chi non era cittadino del mondo dei privilegiati.

“Elysium” non ha la forza selvaggia di “District 9”, piccolo capolavoro e opera prima di Neill Blomkamp, nel quale vengono affrontati la xenofobia e la segregazione razziale dal potente punto di vista di un gruppo di alieni soccorsi su un’astronave che non riesce a ripartire dai cieli di Johannesburg. Sporchi, spossati e denutriti vengono condotti in salvo sulla terraferma. Dove la convivenza con gli esseri umani si fa problematica al punto che gli alieni, incompresi e malvisti, vengono isolati in un campo profughi denominato “Distretto 9”, dove rimarranno segregati in regime di apartheid per i successivi vent’anni.
“District 9” però era l’evoluzione di un cortometraggio ispirato a fatti realmente accaduti in Sudafrica durante l’apartheid in un’area residenziale di Città del Capo chiamata “District 6”.
Con “Elysium” Blomkamp ha scelto di occuparsi della crescente disuguaglianza della nostra società, ma la fama giustamente ottenuta con il primo film l’ha portato a confrontarsi con Hollywood e con una produzione più ricca e più complessa da gestire. Compresi attori quali big americani come Damon e Foster.
Probabilmente sarebbero serviti almeno due film per approfondire appieno tutti i temi che “Elysium” solleva.
E’ comunque una pellicola da vedere perchè parte della potenza di “District 9” è passata in alcune delle visioni di essa. Soprattutto nella Los Angeles del 2154. Aggirarsi in essa e sollevare lo sguardo verso Elysium è un’esperienza che non lascia indifferente lo spettatore di un mondo in crisi come il nostro dove le disuguaglianze, la precarietà, il vivere di espedienti sono in costante aumento. E toccano ogni giorno un numero più ampio di persone. Escluse da servizi e da istruzione, sanità, lavori a cui altri hanno facile accesso. Possibilità le cui mura vengono circondate da invidia, rassegnazione, odio, fame, disperazione crescenti. Come Elysium e le sue agognate capsule sanitarie. (Joker70)