
"Se vai veloce come un fulmine, ti schianti come un tuono".
"Come un tuono" è una delle dimostrazioni che gli Scorsese ("The departed") e gli Eastwood ("Million Dollar Baby", "Mystic River") hanno fatto scuola.
Non è un capolavoro assoluto come "The Departed" ma è su quella strada. La tela su cui si diffonde il film è di quella trama. Niente fronzoli, come in Eastwood. Niente visioni, filosofia, poesia. Solo la dura legge della Vita e della Natura. Perciò praticamente tutto si basa su gesti, sguardi, azioni e silenzi più che sui dialoghi.
Non a caso il titolo originale è "The place beyond the pines". E’ nell’enorme, attraente e inquietante Foresta che circonda la città che si svolgono i passaggi chiave del film.
Un dramma in tre atti che si collega a temi e figure universali.
Il primo atto è di Ryan Gosling, vagabondo bello e maledetto che vive con e sulla moto esibendosi in un circo. Quando una delle annuali tappe diventa speciale perchè lì nasce suo figlio la sua vita cambia ed è costretto a fare delle scelte forti. Piange isolato in Chiesa il giorno del battesimo di un figlio che non può riconoscere nè mantenere. Piange ascoltando recitare il "Padre Nostro".
E’ nella Foresta che, durante un allenamento-sfogo in moto, incontra colui che gli aprirà la nuova vita che Luck il bello percorre senza mezze misure. Divenire Padre scatena in lui qualcosa di innato e sconvolgente, difficile da contenere.
E’ al termine di quella vita che si apre il secondo atto del film e inizia la seconda vita dell’altro protagonista, il poliziotto Avery Cross (Bradley Cooper).
Gli spari che si scambia con Luck uccidono il rapinatore e la serenità del tutore della legge fino ad allora immerso in una tranquilla vita da ceto medio americano con villetta, moglie e figlio.
Anche la sua vittima aveva un figlio e Cooper-Avery Cross non riesce a cancellarlo dalla mente per quanto si sforzi. Il suo pianto nello studio della psicologa del Dipartimento è l’accettazione di questa realtà e del fatto che niente sarà come prima. Il vecchio Avery Cross non c’è più. E’ ancora nella Foresta che si svolge il passaggio. Avery vi viene condotto da un collega che ha denunciato al capo della polizia per traffici illeciti. Non lo affronta, ingrana la retromarcia e inizia una nuova vita. Usa quella vicenda per costruirsi una carriera nella magistratura.
Il terzo atto è dei figli di Luck e Avery. La verità sepolta con la morte di Luck e il silenzio della sua compagna e di Avery Cross torna prepotente. Nelle menti e nel sangue di quei due ragazzi. Che si scontrano appieno, come i padri non hanno potuto fare.
E’ ancora nella Foresta che avviene la catarsi risolutiva. E’ il figlio di Luck a trascinarci il potente procuratore Cross e inchiodarlo a quella verità e a quel dolore che non ha mai ammesso appieno. Ed è attraverso il pianto che Avery Cross finalmente si libera dopo una vita passata a nascondere. Spiazza il ragazzo e finalmente apre per sè e soprattutto per il figlio di Luck il Bello una nuova vita.
Bello e nero quanto crudo e straziante in "Cuore di Tuono" ho visto anche tracce di "Cloud Atlas" (per i legami tra le generazioni e il karma che accompagna i protagonisti) e di Terrence Malick di "The tree of life". Per la tematica, ma soprattutto per certe lunghe inquadrature della Natura, dei visi e dei silenzi dei protagonisti.