Cloud Atlas

 

"La nostra vita non ci appartiene.
Da grembo a tomba, siamo legati agli altri.
Passati e presenti.
E da ogni crimine,
e da ogni gentilezza,
generiamo il nostro futuro"

Sonmi 451

 

Alcuni lo definiscono uno "spettacolare fallimento", altri un "polpettone in salsa new age". Fa sorridere pensare che questi giudizi probabilmente vengono da molti che pensano, come si dice nel film, che c’è un "ordine naturale delle cose" che va difeso e contro il quale è bene non mettersi. Pena la scomunica, l’esilio, la discriminazione, la morte. Artistica in questo caso. Come quella che sfida il compositore Robert Frobisher (il sempre più bravo Ben Whishaw già ammirato in "Bright Star") in una delle storie del film.
E’ contro quell’"ordine naturale delle cose" che si schiera il giovane avvocato Adam Ewing (Jim Sturgess) dai cui gesti di gentilezza verso uno schiavo prende origine la catena di eventi che attraversano 500 anni descritti nel film.
Già questo dovrebbe consigliare indulgenza ai severi critici dell’opera. Un lavoro considerato per anni impossibile. Perchè a tutti sembrerebbe arduo voler ricondurre in un solo film una storia di 6 storie che si intrecciano. Da ognuna delle quali, se approfondita e distesa, poteva nascere un film. 
Inoltre Cloud Atlas non ha un sicuro sterminato pubblico come quello che attendeva da anni la pur bellissima trilogia del Signore degli Anelli.
Progetto impossibile, ricaduta commerciale ancora più dubbia. Da ciò le difficoltà finanziarie che si sono aggiunte a quelle lavorative. Perchè è arduo nel mondo di oggi, soprattutto in quello cinematografico, sfidare l’"ordine naturale delle cose". Una genesi difficoltosa dal quale il film sarà uscito sicuramente (come è accaduto anche al Signore degli Anelli) menomato in scene e durata. 
Un film speciale con tre storie dirette da due registi (Andy e Lana Wachowski), tre da un altro (il tedesco Tom Tykwer di "Lola Corre"). E questo sicuramente ha reso ancora più difficile mantenere un’uniformità. In più uno dei fratelli Wachowski, nato Laurence, nel frattempo è divenuto Lana cambiando sesso.


Da tutto ciò è nato, come ha ben scritto Carlo Valeri per "Sentieri Selvaggi", un "film impossibile, inevitabilmente fragile e prezioso".
Fragile e prezioso come il filo rosso che lega i personaggi e le storie attraverso le vite e i secoli. Un legame difficile pure da riassumere, sempre sul punto di spezzarsi per infiniti motivi (come quando Zachry-Tom Hanks indugia dal salvare Halle Berry-Meronima sospesa su un precipizio) e sempre ripreso grazie ad altri misteriosi e infiniti motivi.
Fragile e prezioso come la sinfonia "Cloud Atlas" che attraversa il film. Una musica che Robert Frobisher compone nonostante il bando dalla vita artistica in cui è incorso sfidando il vecchio, famoso e possessivo compositore che pensava di aver ai suoi servizi non solo il copista, ma anche il suo talento. Robert comprende che se accetta le condizioni le sue condizioni sarà lentamente privato non solo della fama o del suo nome, ma del suo  stesso spirito e rischierà di morire lentamente come l’avvocato Adam Ewing (Jim Sturgess) avvelenato dal presunto amico Henry Goose (Tom Hanks) di cui conosce la storia dal diario trovato in casa del musicista che lo ospita. Così compone. Mette in musica il misto di dolore e impossibile speranza che prova. Per la clandestinità cui è costretto, per la perdita della possibilità di far musica e soprattutto di essere sè stesso amando alla luce del sole (siamo nel 1936) il compagno Rufus Sixsmith (James d’Arcy). Sfida l’"ordine delle cose" affidando tutto sè stesso a quella musica e alle lettere a Rufus. Perchè "i confini fra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni". Perfino quelli estremi fra vita e morte. E quei suoni e quelle parole, quegli estremi atti di gentilezza gli sopravvivono, attraversano il tempo e aiutano, trasformano altri.
Assistono anche alla mutazione della robotica e spaurita Sonmi 451 in rivoluzionaria, in quella che è la parte più in stile "Wachowski" del film (e in cui viene citato Solgenitsin, una delle perle sparse qua e là nella fragile e complessa trama). Quando in una società dominata dal consumo un’anonima cameriera, nata in una vasca e prodotta in serie come tante altre per servire i consumatori "purosangue" (nati biologicamente), si ribella grazie a un ufficiale della resistenza a cui è misteriosamente legata e lascia un Messaggio che conforterà il mondo dopo la Caduta. E in tutto ciò di nuovo ha un ruolo importante un suono. Quello del cuore "biologico" del purosangue ufficiale che Sonmi ascolta rapita sul suo petto.
La spaventosa catena di montaggio a cui Sonmi sfugge, con corpi che vengono prodotti per produrre proteine, nutrire e produrre altri corpi, è l’"ordine naturale delle cose" del tempo (una fantasia con inquietanti riflessi sul nostro tempo). L’apparente, immutabile, terribile ordine che ancora una volta viene squarciato da piccoli gesti di ascolto e gentilezza.
"Non sono genomata per fare una rivoluzione" dice Sonmi. "Nessun rivoluzionario lo è" risponde il leader dei ribelli Icarus.
A quella rivelazione attingerà Zachry-Tom Hanks che inizia il film come assassino, come un perfetto prodotto dell’"ordine delle cose" in cui il forte sopprime il debole. E lentamente, esistenza dopo esistenza, muta. Finchè nel mondo dopo la Caduta (un mondo dove si è dovuto ripartire da zero creando una nuova lingua), dopo aver assistito nascosto al massacro dei parenti, guidato anche da una visione della profetessa Susan Sarandon che gli riporta le parole di Sonmi,  non incontra Meronima-Halle Berry e la aiuta sconfiggendo nemici esterni e interiori. Cioè una misteriosa voce-personaggio (Hugo Weaving) che lo spingeva a conformarsi, ad assistere senza infrangere l’ordine naturale delle cose.
Ancora un suono, una melodia. Insidiosa, rassicurante, pervasiva. Apparentemente. Perchè l’Atlante delle Nuvole ha regole proprie che sfuggono ad essa. Basta una parola, una voglia sulla pelle, uno sguardo. Come fra lo schiavo e Adam o Sonmi e Hae-Joo Im o Robert e Rufus. E qualcuno "già ci crede".

“Sixsmith, salgo i gradini dello Scott Monument ogni mattina, e tutto diventa chiaro. Vorrei poterti far vedere tutta questa luminosità… non preoccuparti, va tutto bene, va tutto così perfettamente maledettamente bene. Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare. In momenti come questi, sento chiaramente battere il tuo cuore come sento il mio, e so che la separazione è un’illusione. La mia vita si estende ben oltre i limiti di me stesso…” (Robert Frobisher)

 

 

2 thoughts on “Cloud Atlas

  1. A mio giudizio pur nella sua complessità il film è riuscito a rendere bene il messaggio essenziale. Alcuni personaggi sono un po’ troppo caricati/caricaturizzati… ma nel complesso è più che gradevole (dura 3 ore e quanti film Ti appassionano per così a lungo?). Il messaggio base poi coincide con quello che ho sempre pensato: siamo legati gli umi agli altri nel tempo e nello spazio e se il mondo è fatto "così" non è perchè è per forza così… ma perchè siamo noi con i nostri comportamenti che lo rendiamo tale.
    Un sorriso

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