
Per entrare appieno nel mondo de "Lo Hobbit" si deve innanzitutto pensare che è solo il primo capitolo di una serie e soprattutto, per quanto è possibile, dimenticare la trilogia del Signore degli Anelli.
Non è facile non fare paragoni o non avere aspettative dopo aver conosciuto una meravigliosa e ormai mitica trilogia cinematografica, ma appena si riesce a sganciarsi da tutto ciò e ci si fa catturare dalla Storia si spalancano mondi e personaggi come nei primi tre film.
"Il mondo non è nelle tue mappe e nei tuoi libri. E’ là fuori".
E’ da qui che parte Gandalf con Bilbo Baggins. Da una sfida. Lo stregone grigio, gran tessitore e regista di trame come il suo modello Merlino, infatti lo ha scelto per un’Avventura. Un viaggio inaspettato. "Inaspettato" non solo perchè improvviso, ma perchè Bilbo, salvo qualche esplorazione di gioventù, ha col tempo perso la sua curiosità, il suo desiderio di scoperta. E si è dedicato alla casa, ai centrini, all’orto. Proprio ciò che i compagni di Gandalf, inaspettati anch’essi, gli mettono a soqquadro nel tempo in cui la Compagnia si riunisce nelle sue adorate stanze. L’ordine e la sicurezza della casa e della Contea cominciano a mutare sotto gli occhi del frastornato Bilbo.
Gandalf gli ha scaraventato in casa nientemeno che una Compagnia di 12 nani che da anni vagano per la Terra di Mezzo dopo che il loro meraviglioso regno sotterraneo è stato preso da un Drago affamato d’oro. Così come c’è sempre un Re che dorme sotto la montagna, c’è sempre un drago che veglia un tesoro.
I nani sono un’allegra compagnia "barbara" e non a caso si dilettano subito in un banchetto. Cibo, birra, chiacchiere, risate, canti. Come nel Beowulf e altre saghe nordiche che Tolkien, gran professore di filologia medievale, conosceva a menadito.
La loro missione è quella di recuperare quell’antico regno e Gandalf intende dar loro una mano e vuole Bilbo Baggins con sè.
Lo stregone, maestro degli inganni, lo presenta come uno "scassinatore" utile per aprire una segreta porta d’accesso alla Montagna Solitaria, lo scrigno di roccia che custodisce la casa dei nani e le loro ricchezze.
Bilbo esita. Non è un guerriero, non è uno "scassinatore", non è un avventuriero. E la sicurezza della casa e della Contea sono un forte richiamo. Gandalf non gli promette che tornerà, ma se accadrà avrà storie da raccontare. E sarà diverso.
Qualcosa scatta in Bilbo quando al mattino si ritrova solo in casa. Quel rifugio è sì tranquillo, ordinato, sicuro, ma è anche sempre lo stesso. In Matrix viene detto a Neo che sta per uscire dall’auto e non incontrare Morpheus: "quella strada la conosci già". E Neo torna in macchina. E Bilbo prepara lo zaino. E varca la soglia.
La soglia di casa e la soglia del vecchio Bilbo. Perchè il Viaggio si trasformerà in apprendistato sul Mondo là fuori.
Gandalf gli consegnerà una spada e un insegnamento: "Ricorda che il coraggio non sta nel sapere quando prendere una vita, ma quando risparmiarla". E così sarà con tutto quello che incontrerà lungo la strada.
"Lo Hobbit" si svolge 60 anni prima del Signore degli Anelli. Nel film non si incontrano uomini. E’ una questione fra altre razze: Nani, Elfi, Orchi. Razze che si sfidano, ma imparano anche a conoscersi e superare antiche diffidenze per fare fronte comune. E poi Stregoni. E nuovi cattivi. Un Orco pallido chiamato "il Profanatore". Un Drago sputafuoco. Un misterioso negromante talmente potente da esser stati costretti a seppellirlo sottoterra e circondarlo di incantesimi. E sullo sfondo Sauron. E l’Anello.
Perchè Bilbo incontrerà Gollum, una delle creature più stupefacenti della letteratura oggetto perfino di analisi psicologiche. E diverrà Portatore dell’Anello.
Le parole più significative le pronuncia ovviamente il regista della Storia. Gandalf il Grigio.
Lady Galadriel Signora dei boschi, che inizia a prendere il ruolo di "Madre" e protettrice così come sarà con Frodo e la Compagnia dell’Anello, gli chiede infatti "perchè l’hobbit?".
Sulle prime lo stregone risponde di non saperlo bene, ma poi spiega. Ha scelto l’hobbit perchè, al contrario di Saruman, non crede che per contenere il Male serva un grande potere. Lui ha scoperto che sono i piccoli gesti quotidiani, le tenerezze, a contenere davvero il Male. E poi pure lui, lo stregone grigio, ha paura. E Bilbo gli dà sicurezza.
Questa è una delle costanti della narrazione. Da lo Hobbit al Signore degli Anelli. Tutti i protagonisti prima o poi affrontano le loro paure e non esitano a rischiare di fronte ad esse, ma neppure a unirsi e condividere per superarle e crescere.
Grazie a Peter Jackson e a tutti i protagonisti per essere tornati nella Terra di Mezzo e averci portato con loro.