
Premetto che non apprezzo particolarmente il modo in cui Odifreddi porta avanti le istanze della laicità. Mi sembra un pò troppo "urlato", troppo da "guerra santa" diciamo, e perciò penso che finisca per essere non dissimile dagli atteggiamenti, sulla sponda opposta, dei teocon o degli atei devoti. Preferisco i dubbi, le domande, le inchieste di un Corrado Augias. Ciò detto non si può dire che non sia documentato e questo suo articolo è prezioso perchè fa capire come il Cristianesimo si sia inserito in una Tradizione antica di secoli come quella, in primis, della classicità pagana, così vicina alla Natura, la quale a sua volta deriva da culture indoeuropee più antiche.
Le accuse di sincretismo che la Chiesa ogni tanto muove fanno quindi sorridere se si pensa alle sue origini.
Meglio avere l’atteggiamento umile di un Alex Zanotelli che, nel periodo della sua missione africana, si chiedeva come sarebbe stato possibile per lui portare la sua concezione del Divino a gente che è a contatto con esso dall’alba dell’Uomo.
Sempre in tema di umiltà e di origini della Chiesa, nell’articolo si cita inoltre l’imperatore Costantino, che proclama il "giorno del Sole" come giorno del riposo romano. E’ lo stesso Costantino che abbandonerà il culto del Sole per convertirsi "miracolosamente" alla nuova religione e che, guarda caso, presiderà il primo Concilio. Lo stesso Costantino che sterminò tutte le famiglie di Galerio, di Flavio Severo (riconosciuto Augusto da Galerio), di Massimino Daia e di Diocleziano, perché nessuno potesse rivendicare una successione al trono. Lattanzio poi scriverà che non fu un "peccato" massacrare le famiglie dei persecutori anticristiani. L’imperatore poi farà uccidere il proprio figlio primogenito, il figlio della sorella e la moglie Fausta.
Il Costantino a cui si riferisce uno dei più clamorosi falsi della storia, la "Donazione di Costantino", con la quale l’imperatore avrebbe concesso ai Papi la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’Impero romano d’Occidente.
Il Costantino che la Chiesa Greca venera tutt’oggi come "Santo" e "Uguale agli apostoli", mentre la Chiesa romana lo chiamò "Grande".
Non bisognerebbe mai dimenticare che alle origini della Chiesa sta anche questo rapporto, molto pratico e poco religioso, di "reciproco utilizzo" con Costantino.
Buon Natale (del Sole Invitto)
Buon Natale, si sente augurare in ogni dove, da grandi e piccini. Naturalmente, l’augurio nella maggioranza dei casi è una pura coazione a ripetere. Ma coloro che pensano a quello che dicono, credono di commemorare con i loro augùri la nascita di Gesù. E la maggioranza degli àuguri non sa, o ha dimenticato, che la scelta del 25 dicembre come giorno del Natale cristiano è mutuata dalla festa del Sol Invictus, “Sole Invitto”, il Dio Sole (El Gabal) che l’imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria.
L’imperatore Aureliano ne instaurò il culto nel 270 e ne consacrò il tempio il 25 dicembre 274, durante la festa del Natale del Sole: il giorno, cioè, del solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano, quando il Sole tocca il punto più basso del suo percorso, si ferma (da cui il nome sol stitium, “fermata del Sole”) e ricomincia la sua salita, in un succedersi di eventi che si può metaforicamente descrivere come la sua “morte, resurrezione e ascesa in cielo”. Il 7 marzo 321 l’imperatore Costantino dichiarò poi il Dies Solis, che ancor oggi si chiama in inglese Sunday, giorno del riposo romano.
Dopo essere evidentemente stato notato dai fedeli dei due culti, anche grazie a pronunciamenti evangelici quali “Io sono la luce del mondo”, il collegamento fra Cristo e il Sole venne ufficializzato nel 350 da papa Giulio I, con l’invenzione del 25 dicembre come Natale di Gesù. Anche il Dies Solis fu adottato dai Cristiani come giorno di riposo, benchè col nome di Domenica, da Dominus, “Signore”.
Il culto di Cristo non riuscì però a rimuovere quello del Sole, come dimostra il Sermone di Natale del 460 di papa Leone Magno: “E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro Apostolo, dedicata all’unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all’atrio superiore, si volgono al Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto, che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana”.
Benché “ignorante e pagano”, il simbolismo solare permane comunque ancor oggi nei rituali della Chiesa: principalmente nell’uso dell’ostensorio, in cui l’ostia consacrata viene esibita come un Sole irradiante raggi dorati. Esso fu introdotto nella liturgia cristiana da Bernardino da Siena nel secolo XV, ma era di uso comune già nella liturgia egizia per il culto di Aton, il dio unico di Akhenaton rappresentato dal disco solare. Lo stesso dio, cioè, che potrebbe aver ispirato Jahvè a Mosè: in tal caso, veramente Gesù sarebbe il Figlio del Padre, e il cerchio si chiuderebbe storicamente.
Ma si chiude in ogni caso etimologicamente, perché non sono affatto casuali i legami tra le divinità indoeuropee e la luce: l’italiano dio, il latino deus, il greco theos e il sanscrito dyaus derivano infatti tutti da un’unica radice che significa “luminoso” o “splendente”, e identificavano variamente il giorno (da cui il latino dies) e il cielo. I nomi comuni sono poi stati personificati nei nomi propri Dyaus Pitar indù, Zeus Pater greco, Deus Pater latino e Dio Padre italiano, che significano semplicemente “Padre Cielo” o, con una ulteriore ipostatizzazione, “Padre che sei nel Cielo”.
Leone Magno aveva dunque ragione di essere addolorato, perché recitando il Padre Nostro i Cristiani si rivolgono semplicemente a Giove, il cui nome Iove non è altro che l’ablativo di Iuppiter, a sua volta contrazione del vocativo Dyeu Pitar. Un minimo di linguistica basta dunque a smascherare l’anacronismo della fede in Dio Padre: cioè, in Padre Cielo, quello stesso che nella religione naturalistica del Rig Veda era sposato a Prithvi Mata, la “Madre Terra”, e aveva come figli il fuoco Agni e la pioggia Indra.
E’ su queste oscure confusioni tra la luce e Dio da un lato, e tra il Sole e Cristo dall’altro, che si basa e prospera la mitologia cristiana. Ricordiamocelo e ricordiamolo, quando riceviamo e facciamo gli auguri di Buon Natale. In fondo, il vero significato del Natale è questo: non che “un bimbo è nato in noi”, ma che da oggi le giornate saranno sempre meno buie e sempre più luminose. E’ una bella notizia, e dunque Buon Natale a tutti: del Sole Invitto, naturalmente!
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