L’ORCHESTRA ROSSA E LA ROSA BIANCA

Hans Scholl, Sophie Scholl e Alexander Schmorell

 

Nell’anno di svolta della seconda guerra mondiale, il 1942, ai rovesci tedeschi in Russia, in Africa, a Stalingrado, si accompagna in patria l’intensificazione della caccia all’oppositore. Dell’estate di quell’anno non deve andare perduta la memoria del settantesimo anniversario di due fra i principali episodi di resistenza interna al nazismo: la Rosa Bianca e l’Orchestra Rossa.


I due gruppi seguirono motivazioni e cammini diversi che si conclusero nel comune sacrificio. È nota la storia dei giovani studenti della “Weisse Rose” di Monaco, arrivati all’opposizione, quando dissentire era difficile e rischioso, per germinazione spontanea, eticamente e spiritualmente motivata. Avevano tutti dai venti ai venticinque anni, Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Willi Graf, Alexander Schhmorell, Hans Leipert, attorno a un cinquantenne docente di filosofia e musicologo, Kurt Huber; e cominciarono ad agire. Uno di loro, Willi Graf, tenne un diario (purtroppo mai tradotto in italiano) dei duecentocinquanta giorni della loro epopea, a partire dal 13 giugno 1942, che iniziava così: «A colloquio con Hans Scholl. Spero di venire più spesso da lui», e che si concludeva il 15 febbraio dell’anno successivo, tre giorni prima dell’arresto del gruppo.
Dalla metà di quel giugno di settanta anni fa erano partiti i primi volantini firmati “La Rosa Bianca”. Scritti a macchina, policopiati su un vecchio apparecchio, i manifestini venivano spediti a indirizzi scelti a caso sugli elenchi telefonici della Baviera e dell’Austria. Fra mille rischi per procurarsi carta, buste, inchiostro, francobolli in un tempo in cui tutto era razionato e ogni gesto spiato e denunciato. Contenevano la condanna della violenza e l’esaltazione della libertà, insieme con l’invito a disfarsi della cricca di governanti indegni. Vi si affermava che il nazismo era privo di valori spirituali e che i tedeschi sarebbero stati ritenuti corresponsabili di non aver reagito alle nefandezze che il regime stava perpetrando in Europa, in particolare contro ebrei e polacchi.
Hans Scholl, Alex Schmorell e Willi Graf studiavano medicina. Nell’estate del 1942 trascorsero, in un reparto di sanità, tre mesi sul fronte russo. Da quell’esperienza riportarono ancora più vivo il senso di appartenere al popolo degli oppressori e, al ritorno, ripresero la loro attività clandestina. Furono diffusi altri due, così firmati, “Volantini del movimento di resistenza”: in uno di essi si prospetta un vero e proprio programma politico: naturalmente libertà e democrazia, ritorno al federalismo tedesco, apertura alla costruzione europea, amicizia fra tutti i popoli, azione sociale a favore delle classi lavoratrici. E l’ultimo viene dopo il 14 febbraio, con la caduta di Stalingrado, come supremo appello alla gioventù tedesca perché recuperi l’onore perduto. Nelle notti precedenti dipingono sui muri di Monaco, col catrame per renderle incancellabili, le scritte “Libertà!” e “Hitler è un assassino di massa”.
Hans e Sophie vengono arrestati il 18 febbraio all’università, insieme con Christ Probst. durante un’azione di volantinaggio. Negli interrogatori si attribuiscono tutte le responsabilità e non rivelano i nomi dei loro amici. Sono processati per direttissima: la sentenza, condanna a morte per decapitazione, è eseguita il 22 febbraio. La prima a morire è Sophie che, nuova Antigone, suscita l’ammirazione dei suoi carcerieri. Nel suo messaggio-testamento aveva scritto «… la nostra idea si affermerà nonostante tutti gli ostacoli. Ci è stato concesso di essere coloro che aprono la via, ma prima dobbiamo morire per essa». Probst chiede il battesimo prima di essere ucciso. Alla madre, nell’ultima lettera, dirà: «Ti ringrazio di avermi dato la vita. Se ci rifletto bene, si è trattato di un’unica via verso Dio. Ora vi precedo per prepararvi una degna accoglienza». E Hans Scholl, poco tempo prima, aveva confidato a un amico: «Io prego. Percepisco uno sfondo sicuro e vedo una mèta sicura. Quest’anno Cristo è nato nuovamente in me».
Due cattolici, due luterani, un ortodosso: all’insegna di uno spontaneo ecumenismo confermato, fra l’altro, dalla beatificazione lo scorso febbraio di Alexander Schmorell (Sant’Alessandro da Monaco), di madre russa, da parte della chiesa ortodossa. Nell’icona che lo rappresenta tiene in mano una rosa bianca.

 

L’altro gruppo di resistenti appartiene all’“Orchestra Rossa”, sulla quale si hanno minori informazioni e una più scarsa letteratura, nonostante che il numero dei condannati e uccisi sia molto più alto, una cinquantina, dei sette della “Rosa Bianca”. Vi confluivano esperienze diverse, quasi tutte nella capitale Berlino, dalla cellula comunista di Harro Schulze-Boysen al circolo di intellettuali ed economisti attorno ad Arvid e Mildred Harnack, dai riformisti della scuola di Scharfenberg al gruppo di collaboratori dello psicologo John Rittmeister, senza contare oppositori che venivano dalle file socialdemocratiche o cristiane (fra essi la cattolica Maria Terwiel, che verrà impiccata). Il nome era stato dato loro dalla Gestapo, con una connotazione che voleva essere infamante attraverso l’indicazione di una appartenenza comunista.
I contatti si erano stabiliti nel corso del tempo e avevano una sponda nei servizi diplomatici sovietici, sia per l’appartenenza ideologica di Schulze-Boysen, sia per gli interessi di Arvid Harnack, economista esperto nei problemi della pianificazione. Ma le informazioni che venivano trasmesse ai russi non trovarono adeguato ascolto: come quando, pochi giorni prima della “Operazione Barbarossa”, la notizia della imminente invasione dell’Urss non fu sprezzantemente creduta dallo stesso Stalin, che di lì a pochi giorni si ritrovò le truppe tedesche in casa. Ma si rivelò molto più efficace l’azione interna di disturbo al regime. Volantini furono diffusi a Berlino e nelle principali città con un’azione che si intensificherà all’inizio della guerra. Alcuni degli appartenenti al gruppo, come Maria Terwiel, si occupavano dei perseguitati politici e degli ebrei (ricordiamo che a Berlino alcune diecine di migliaia di questi emersero superstiti alla fine della guerra), procurando loro rifugi e carte annonarie.
Nei manifestini si avvertiva la gente dell’impossibilità per la Germania di vincere la guerra e si chiamava al sabotaggio. Filtravano, attraverso le cosiddette “lettere aperte dal fronte orientale”, le notizie delle violenze e dei delitti perpetrati nei territori occupati, in particolare in Urss. Si descrivevano gli stermini di massa: arrivò all’opinione pubblica il resoconto della fucilazione di una intera famiglia, la cui figlia più piccola scagliò la sua bambola contro il plotone di esecuzione.
Altri messaggi erano rivolti ai lavoratori forzati stranieri e ai prigionieri di guerra, esortandoli alla resistenza passiva. «La cosa più spaventosa – è scritto in una delle lettere – sta nel fatto che Hitler è riuscito a rendere insudiciati complici dei suoi delitti una innumerevole quantità di uomini per sé probi».
Alla fine la polizia politica, nell’agosto 1942, trovò il modo di mettere le mani sull’Orchestra Rossa, arrestando sino al marzo 1943 oltre centoventi persone. Furono celebrati subito alcuni processi, conclusi con condanne a morte. Le prime furono eseguite il 22 dicembre. Fra gli impiccati Arvid Harnack che, prima di morire, si era fatto leggere dal cappellano della prigione la poesia che Goethe aveva dedicato al Natale. Nell’ultima lettera alla famiglia aveva scritto: «Dovete comunque festeggiare la notte di Natale. È la mia ultima volontà. Cantate anche: “Prego per la potenza dell’amore”». Harro Schulze-Boysen lasciò scritto nel suo diario: «Gli ultimi argomenti non sono la corda e la mannaia e i nostri attuali giudici non sono ancora i giudici del mondo». Dopo settant’anni vale la pena di ricordare che, anche in Germania, ci fu una Resistenza.

 

http://www.europa.dol.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=135567&t=/servizi/stampa.htm

 

 

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Primo volantino della Rosa Bianca


Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi «governare», senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l’onta che verrà su di noi e sui nostri figli, quando un giorno cadrà il velo dai nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura?
Se il popolo tedesco è già così profondamente corrotto e decaduto nel più profondo della sua essenza, da rinunciare senza una minima reazione, con una fiducia sconsiderata in una legittimità discutibile della storia, al bene supremo dell’uomo che lo eleva al di sopra di ogni creatura, cioè la libera volontà, ovverosia la libertà che ha l’uomo di influenzare il corso della storia e di subordinarlo alle proprie decisioni razionali; se i tedeschi sono già così privi di ogni individualità, se sono diventati una massa vile e ottusa, allora sì che meritano la rovina. Goethe definisce i tedeschi un popolo tragico come gli ebrei e i greci, ma oggi questo popolo sembra che sia piuttosto un gregge di adepti, superficiali, privi di volontà, succhiati fino al midollo, privi della loro essenza umana, e disposti a lasciarsi spingere nel baratro.
Così sembra, ma non lo è. Ogni individuo è stato chiuso in una prigione spirituale mediante una violenza lenta, ingannatrice e sistematica; e soltanto quando si è trovato ridotto in catene, si è accorto della propria sventura.


Soltanto pochi hanno compreso la rovina incombente, ed essi hanno pagato con la morte i loro eroici ammonimenti. Si parlerà ancora del destino toccato a queste persone. Se ognuno aspetta che sia l’altro a fare l’avvio all’opposizione, i messaggeri della Nemesi vendicatrice si avvicineranno sempre di più; e allora anche l’ultima vittima sarà stata gettata senza scopo nelle fauci dell’insaziabile demone. Perciò ogni singolo, cosciente della propria responsabilità come membro della cultura cristiana ed occidentale, deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e ad ogni sistema simile di stato assoluto.


Fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate; impedite che questa atea macchina di guerra continui a funzionare, prima che le altre città siano diventate un cumulo di macerie come Colonia, e prima che gli altri giovani tedeschi abbiano dato il loro sangue per ogni dove a causa dell’orgoglio smisurato di un criminale. Non dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera!