Occhi che penetrano all’istante nel cuore delle cose

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Le poche descrizioni di Emily Dickinson che possediamo provengono dalla corrispondenza di suoi conoscenti.
Il primo brano è parte di una lettera che Joseph Bardwell Lyman, un amico degli anni dell’adolescenza di Emily, scrisse alla futura moglie. Ricordando quegli anni lontani di chiacchiere e letture Lyman traccia un ritratto di Emily Dickinson ventenne che in qualche modo contrasta quello della donna appartata, introversa, silenziosa.
Il secondo proviene da una lettera che Mabel Loomis Todd scrisse alla madre dopo una visita alla Homestead, la casa dei Dickinson ad Amherst dove era stata invitata a suonare il pianoforte. E’ praticamente il primo "ritratto" di Emily Dickinson e sarà proprio Mabel, che ne aveva intuito l’eccezionalità, a raccogliere la sua eredità impedendo che ne andasse disperso il valore. Mabel Loomis Todd scrisse ai destinatari delle lettere della poetessa per chiederne copia prima che andassero disperse e trascrisse tutti i fogli trovati nella stanza di lei. Poesie, scritte sul retro di buste, su pezzetti di carta, su lettere mai spedite sulle quali Mabel fece il primo lavoro di revisione. Senza Mabel Loomis Todd non avremmo forse mai conosciuto le parole di quella creatura di "una razza strana", dal "cervello come un diamante", che si muoveva in silenzio, la sera, al chiarore della luna e che con il suo sguardo non vedeva forme, ma "penetrava all’istante nel cuore delle cose".

"Una biblioteca dalle luci smorzate…ecco entra una forma trasparente, vestita di bianco, soffusa, come avvolta in una nebbia sottile. Il viso appena umido, alabastro translucido, la fronte tornita come una statua di marmo. Gli occhi un tempo nocciola intenso ora sognanti, lo sguardo lontano, pieno di meraviglia, occhi che non vedono forme ma penetrano all’istante nel cuore delle cose – le mani piccole…controllate fino ai minimi movimenti dal cervello. La bocca sembrava fatta e usata esclusivamente per pronunciare discorsi di qualità, preziosi, brillanti, immagini come la luce delle stelle, appena velate”

Da “Sillabe di seta” di Barbara Lanati, Ed. Feltrinelli

"Devo raccontarti di un personaggio di Amherst. E’ una signora che la gente chiama il Mito. Da quindici anni non esce di casa, tranne una volta, e fu per andare a vedere una chiesa appena eretta (la First Congregational Church, che il fratello Austin aveva progettato). Si dice che in quell’occasione sia sgusciata di casa la sera e che tutto sia avvenuto al chiarore della luna. Nessuno di quelli che vanno a trovare sua madre o sua sorella è mai riuscito a vederla; solo ai bambini, di tanto in tanto, e uno alla volta, dà il permesso di entrare nella sua stanza. Veste unicamente di bianco e dicono abbia un cervello come un diamante. Scrive molto bene, ma non si lascia vedere da nessuno, mai. Sua sorella, che ho incontrato a casa di Sue Dickinson, mi ha invitato a casa loro, perchè cantassi per sua madre. La gente dice che il Mito mi sentirà cantare, non perderà una nota, ma non si lascerà vedere".

Da “Silenzi” di Barbara Lanati, Ed. Feltrinelli