
Come se i cieli fossero una campana
e l’essere, un orecchio,
e io e il silenzio, una razza strana,
naufraga, solitaria, qui
Emily Dickinson
"Devo raccontarti di un personaggio di Amherst. E’ una signora che la gente chiama il Mito. Da quindici anni non esce di casa, tranne una volta, e fu per andare a vedere una chiesa appena eretta (la First Congregational Church, che il fratello Austin aveva progettato). Si dice che in quell’occasione sia sgusciata di casa la sera e che tutto sia avvenuto al chiarore della luna. Nessuno di quelli che vanno a trovare sua madre o sua sorella è mai riuscito a vederla; solo ai bambini, di tanto in tanto, e uno alla volta, dà il permesso di entrare nella sua stanza. Veste unicamente di bianco e dicono abbia un cervello come un diamante. Scrive molto bene, ma non si lascia vedere da nessuno, mai. Sua sorella, che ho incontrato a casa di Sue Dickinson, mi ha invitato a casa loro, perchè cantassi per sua madre. La gente dice che il Mito mi sentirà cantare, non perderà una nota, ma non si lascerà vedere".
Così Mabel Loomis Todd scrive in una lettera alla madre dopo una visita alla Homestead, la casa dei Dickinson ad Amherst dove era stata invitata a suonare il pianoforte. E’ praticamente il primo "ritratto" di Emily Dickinson e sarà proprio Mabel, che ne aveva intuito l’eccezionalità, a raccogliere la sua eredità impedendo che ne andasse disperso il valore. Mabel Loomis Todd scrisse ai destinatari delle lettere della poetessa per chiederne copia prima che andassero disperse e trascrisse tutti i fogli trovati nella stanza di lei. Poesie, scritte sul retro di buste, su pezzetti di carta, su lettere mai spedite sulle quali Mabel fece il primo lavoro di revisione.
Senza Mabel Loomis Todd non avremmo forse mai conosciuto le parole di quella creatura di "una razza strana", dal "cervello come un diamante", che si muoveva in silenzio, la sera, al chiarore della luna.
Anche Gemma Galgani, una delle mistiche più importanti del ‘900, si vedeva raramente a Lucca, la città che si ritrovò questa figlia così particolare. Usciva vestendo di scuro, coprendosi la testa e il viso per non essere vista. E le mani che nascondevano le stimmate ricevute da quella Voce che la seguiva.
Per vie diverse queste due "visionarie", entrambe "orecchio" di un Cielo, hanno sentito il bisogno di nascondersi. Come "una razza strana, naufraga, solitaria, qui". Parole scritte da Emily ma che possono valere anche per Gemma. Che aveva 8 anni quando Emily abbandonò per sempre il suo rifugio per avvicinarsi a quelle "campane" di cui Gemma cominciava a udire il Suono.