
"Devi essere molto disperato per rivolgerti a delle creature smarrite per difenderti" dice il cattivo Loki a Nick Fury direttore della Shield. Esattamente sono sei creature smarrite. O come altrimenti si potrebbe dire "in bilico". Al contempo però sono Sei personaggi che pescano nel profondo dell’immaginario umano riecheggiando figure mitiche. C’è l’Uomo in Armatura che quando non la indossa è un insopportabile, egocentrico, vanitoso genio miliardario, playboy, filantropo, convertito di recente ai buoni dopo aver passato anni a fabbricare armi di distruzione e divertirsi con il ricavato. C’è il Mite dottore che vive continuamente con lo stress di evitare lo stress che scatenerebbe l’Altro, un enorme essere verde fatto di Rabbia cieca (da millenni si scrive del Doppio e dell’Ira, da quella Divina a quella di Orlando). C’è il Soldato di recente risvegliatosi nel Presente dopo un sonno durato 70 anni. Un superuomo creato per una Guerra di ieri che si ritrova con codici del Passato in un mondo lontano da quello che conosceva. C’è addirittura un dio. Un dio dei popoli del Nord e delle loro saghe ancestrali. Il dio del Tuono di Asgard anch’esso da poco tornato nei suoi panni e nei suoi poteri dopo un esilio sulla Terra. E infine ci sono due ex assassini professionisti che invece dei superpoteri o della super tecnologia usano armi antiche ma ugualmente affilate. L’Arciere: fisico e mira eccezionali, frecce per ogni occasione. E agilità e scaltrezza. Quelle che possiede anche la Donna Ragno, capace di spuntare alle spalle di Loki senza esser percepita e addirittura di beffarlo, lui l’Affabulatore per eccellenza, in un confronto dialettico.
I sei si scontrano finchè non riescono a superare le proprie fragilità e i propri egoismi grazie anche al sacrificio di un uomo senza superpoteri ma con grande fiducia nei sogni e negli eroi. E finchè Loki gioca d’astuzia. Quando la mette sulla forza e l’aggressività, visto che non ha alleati alla sua altezza in quei campi, viene sbattuto senza pietà. Letteralmente come illustrato in una divertente scena in cui grida a Hulk che lui è un dio e quello per tutta risposta lo sbatte come un cencio bagnato a destra e manca per poi concludere a suo modo: "un dio gracile".
La trama non è un granchè ma il materiale è talmente ricco di suggestione e assemblato con la giusta dose di ironia (che gli americani quando vogliono sanno utilizzare bene) e di azione che il tutto funziona. Ci si incuriosisce nella prima parte in cui vengono presentati i personaggi, i loro problemi e intrecci e si attende lo scatenamento dei loro poteri. Restandone meravigliati. In poche parole, si torna bambini per un paio d’ore. Una magia che Stan Lee, che come al solito fa la sua comparsata ("Supereroi nel centro di New York?? ma fatemi il piacere!"), ha saputo incanalare a beneficio di grandi e piccini. Come gli antichi Bardi e Cantastorie.