8 Marzo con Sabina Spielrein

 

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“Nel saggio La distruzione come causa della nascita Spielrein afferma: “l’istinto riproduttivo è costituito da due componenti antagonistiche ed è perciò altrettanto un istinto di nascita quanto di distruzione”, riconoscendo nell’amore il luogo per eccellenza in cui la contraddittorietà e problematicità dell’esistenza si manifesta. Scrive ancora: “Nell’amore la dissoluzione dell’Io nell’amato è contemporaneamente la più forte affermazione di sé, è una nuova vita dell’Io nella persona dell’amato. “ (Giovanna Providenti, da NoiDonne, 1 Marzo 2005)

8 Marzo con Sabina Spielrein, a mio avviso una delle personalità e una delle donne più importanti del ‘900. Protagonista, insieme a C.G. Jung e Sigmund Freud, di uno dei rapporti più affascinanti e più ricchi di influssi del secolo appena trascorso. Sabine Spielrein arriva allo stravolgimento della mente e all’incontro con Jung, che la curerà, per l’esasperazione della divisione nel suo animo fra l’istintiva natura profonda e la repressione imposta ad essa dalla rigida educazione ricevuta dalla famiglia. Un conflitto lacerante che la fa giungere da Jung "urlante" (come nella prima scena del film "A dangerous method") e convinta di essere sbagliata, addirittura "abietta". Riesce a guarire e a passare a un livello superiore di consapevolezza e conoscenza di sè ma sfiora pericolosamente le peggiori torture. In quelle società, non così distanti nel tempo dalla nostra, infatti per le donne ritenute "isteriche", ma in realtà spesso solo depresse o semplicemente infelici, erano previsti rimedi drastici: manicomio criminale, elettroshock (che subirà Alda Merini). Senza parlare dell’isterectomia praticata nell’Inghilterra vittoriana, come narrato in "Hysteria".

Sabine dopo la conclusione del legame con Jung, la laurea (è fra le prime donne a divenire psicanalista) e il matrimonio tornò in Russia. Superando Jung e Freud, capì che per evitare i traumi che avevano fatto avvicinare pericolosamente lei stessa all’orlo dell’abisso era necessario lavorare sui bambini. Perciò aprì uno dei primi asili, l’Asilo bianco, a indirizzo psicanalitico dove insegnare "la libertà ad un bambino fin dall’inizio", per farlo "forse diventare un uomo veramente libero". Anche la psicopedagogia le deve molto.
In Russia prima lo stalinismo la ostacolò, poi i nazisti uccisero lei e le sue bambine nel 1942 durante il massacro degli ebrei di Rostov.

Grazie a Sabine, a Jung e Freud per aver riportato alla luce e ridato dignità e valore all’animo umano, ai suoi "malesseri" e "malinconie" fino ad allora per lo più campi esclusivi della religione e completamente ignorati dalla scienza che curava solo il corpo. Grazie per aver proposto metodi di cura per l’animo che pian piano hanno, grazie a Dio, affiancato e sostituito quelli che pretendevano di curare solo il corpo sfigurando questo e lo spirito per sempre.

Da un mio post sul film "A dangerous method" di David Cronenberg dedicato al rapporto fra Sabine, Jung e Freud: "

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In una scena di "A dangerous method" Jung dice a Sabine Spielrein che la psicanalisi ha bisogno di persone come lei. "Di una pazza" risponde Sabine. Con lei è stato proprio così. "Molta follia" è stata "saggezza divina" per chi come Jung è stato in grado di capire, come dice Emily Dickinson nella sua poesia. La follia di suoi due pazienti, Sabine e Otto Gross, il confronto con essi, l’ascolto delle loro sofferenze e di quello che esprimevano, ha permesso a lui e in seguito a Freud di fare decisivi passi avanti nelle loro ricerche. Nel film si mette in evidenza l’importanza per il medico, pure per i grandi luminari come Jung e Freud, di ascoltare e apprendere dal paziente. Facendo ciò si rivaluta anche l’importanza di Sabine Spielrein per la psicanalisi, per l’elaborazione della teoria del transfert e del controtransfert, così come per la concezione della vicinanza fra Eros e Thanatos. Nella stessa scena del film Sabine e Jung si confidano di amare Wagner e in particolare il mito di Sigfrido ed è anche da quella leggenda che Sabine parte per delineare le sue teorie: dal negativo, perfino da un incesto, può nascere il positivo; la sessualità è una sublimazione, un annullamento, una distruzione del sè nell’altro. Per questo amore e morte sono collegati, come spiegherà più avanti a Freud. Una teoria presente in altre culture, come indicato anche dal brano di Osho che cito, ma che è Sabine a "riportare in Occidente" al termine del faticoso cammino di liberazione da tabù spesso imposti dalla morale borghese o dalla religione e che segnano profondamente. Un cammino avvenuto anche attraverso la relazione con Jung che li ha visti avventurarsi nei corridoi della mente di Sabine e poi dello psicanalista che prima guarisce poi diviene paziente esso stesso.

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La storia umana e professionale di Sabina è stata raccontata in un’opera teatrale scritta e diretta da Maria Inversi nel 1999, “Oggi voglio essere felice”, ed in un film documentario della regista svedese Elizabeth Martòn e ancora nei film "Prendimi l’Anima" di Roberto Faenza e "A dangerous method" di David Cronenberg Grazie a tutti loro per aver recuperato la storia di Sabine e aver dato nuovo risalto alla sua figura, al suo lavoro e al rapporto con Jung e Freud, così fecondo per loro e per la nostra società.

Una bella pagina su Sabine, in cui si citano i fondamentali testi di Aldo Carotenuto cui va il merito di aver riscoperto la vicenda e i carteggi fra i tre protagonisti.

http://www.albumdiadele.it/cammino/sabina.htm

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L’articolo di Giovanna Providenti da "NoiDonne":

http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=00077

 


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2 thoughts on “8 Marzo con Sabina Spielrein

  1. Auguri a te e a tutte le donne per una giornata internazionale di lotta insieme contro il femminicidio e la fallocrazia.
    Un abbraccio e pensieri felici.
    Piero

  2. quale miglior figura femminile se non questa per portare un sorriso e uno spunto di riflessione sull’importanza di essere Donna…
    Grazie Messere……come sempre sai toccare l’animo femminile con petali di fiori 🙂
    ps.: auguri x l’11!!

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