
Pensando a "A dangerous method". L'incontro con sè stessi nelle parole di due animi speciali come quelli di Carl Gustav Jung e Emily Dickinson che, pochi anni prima che la psicanalisi invadesse la medicina e la società mutandole per sempre, espresse in poesia la coscienza, che già possedeva della difficoltà e della pericolosità dell'incontro con sè stessi.
L'incontro con sé stessi
è una delle esperienze più sgradevoli
alle quali si sfugge
proiettando tutto ciò che è negativo
sul mondo circostante.
Chi è in condizione
di vedere la propria ombra
e di sopportarne la conoscenza
ha già assolto
una piccola parte del compito.
Carl Gustav Jung
Perchè gli spettri ti possiedano
non c'è bisogno di essere una stanza
Non c'è bisogno di essere una casa
La mente ha corridoi che vanno oltre
lo spazio materiale
Assai più sicuro, un incontro a Mezzanotte,
con un fantasma esterno
piuttosto che con il suo riscontro interiore
quell'ospite più freddo.
Assai più sicuro, attraversare al galoppo un'abbazia
rincorsi dalle pietre
piuttosto che incontrare, disarmati,
in solitudine il proprio io.
L'io che si nasconde dietro l'io
una scossa ben più terrorizzante
di un assassino in agguato
nella propria casa.
Il corpo prende a prestito una rivoltella
spranga la porta
senza accorgersi di uno spettro
più altero o peggio.
Emily Dickinson (1863)
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ebbene si…io fuggirei…..
ma passo per lasciarti un saluto
onore…Amico…troppo buona. Mi fai venire in mente una scena di Braveheart quando un nuovo arrivato si presenta per entrare nel gruppo di William Wallace e si inginocchia a lui. E William gli dice: "Alzati amico…non sono mica il Papa!"
… che onore averti come Amico…
E io l'ho ri-riportato dal blog di una certa Rose…
… Jung l'ho riportato qualche giorno fa… l'immagine del film è stupenda…