
Molta follia è saggezza divina
per chi è in grado di capire
Molta saggezza pura follia
Ma è la maggioranza
in questo, in tutto, che prevale
Conformati: sarai sano di mente
Obietta: sarai pazzo da legare
immediatamente pericoloso e presto incatenato.
Emily Dickinson (1862)
"Il Tantra invece afferma che il sesso offre un istante di assenza dell'ego, di assenza di tempo, un istante di meditazione.
…E' una sorta di fusione con l'altro, di pacificazione nell'essere dell'altro. E questo è un bagliore di Dio: il Tantra è la via naturale verso Dio, è la normale via che conduce a Dio. La meta è divenire follemente folli, sino a fondersi con la Natura suprema: la Donna scompare in quanto donna e diviene una soglia sull'assoluto, l'Uomo scompare in quanto uomo e diviene una soglia sull'assoluto."
Osho, da "L'amore nel Tantra"
C'è più di un aspetto che mi ha colpito in "A dangerous method" e non potrebbe essere diversamente visto che Cronenberg ha scelto, diversamente da Faenza che in "Prendimi l'anima" si concentrò più sul rapporto tra Jung e Sabine, di descrivere praticamente un periodo intero di storia della psicanalisi mettendo in scena i rapporti fra Jung, Freud e Sabine Spielrein. Tre personaggi le cui tre storie meriterebbero film a parte. Sono grato a Cronenberg per come è riuscito nell'impresa, non lasciandosi catturare dagli aspetti deviati e inquietanti dei rapporti che di solito lo attraggono molto, e ai tre splendidi protagonisti. Tra i tanti aspetti ne sottolineerò quindi alcuni.
In una scena di "A dangerous method" Jung dice a Sabine Spielrein che la psicanalisi ha bisogno di persone come lei. "Di una pazza" risponde Sabine. Con lei è stato proprio così. "Molta follia" è stata "saggezza divina" per chi come Jung è stato in grado di capire, come dice Emily Dickinson nella sua poesia. La follia di suoi due pazienti, Sabine e Otto Gross, il confronto con essi, l'ascolto delle loro sofferenze e di quello che esprimevano, ha permesso a lui e in seguito a Freud di fare decisivi passi avanti nelle loro ricerche. Nel film si mette in evidenza l'importanza per il medico, pure per i grandi luminari come Jung e Freud, di ascoltare e apprendere dal paziente. Facendo ciò si rivaluta anche l'importanza di Sabine Spielrein per la psicanalisi, per l'elaborazione della teoria del transfert e del controtransfert, così come per la concezione della vicinanza fra Eros e Thanatos. Nella stessa scena del film Sabine e Jung si confidano di amare Wagner e in particolare il mito di Sigfrido ed è anche da quella leggenda che Sabine parte per delineare le sue teorie: che dal negativo, perfino da un incesto, può nascere il positivo e che la sessualità è una sublimazione, un annullamento, una distruzione del sè nell'altro. Per questo amore e morte sono collegati, come spiegherà più avanti a Freud. Una teoria presente in altre culture, come indicato anche dal brano di Osho che cito, ma che è Sabine a "riportare in Occidente" al termine del faticoso cammino di liberazione da tabù spesso imposti dalla morale borghese o dalla religione e che segnano profondamente. Un cammino avvenuto anche attraverso la relazione con Jung che li ha visti avventurarsi nei corridoi della mente di Sabine e poi dello psicanalista che prima guarisce poi diviene paziente esso stesso.
"Conformati: sarai sano di mente, Obietta: sarai pazzo da legare immediatamente pericoloso e presto incatenato". Emily Dickinson, come spesso succede leggendo i suoi versi, ha descritto anche il destino di persone come Sabine Spielrein. Un destino simile a quello di Ipazia. Un'altra donna che secoli prima non si volle conformare e che pagò a caro prezzo il suo essere donna e il voler esprimere liberamente il suo pensiero, perseguendo le sue inclinazioni e tenendo fede alla sua ricerca. Come Ipazia, anche Sabine fu spazzata via dalla barbarie del fondamentalismo. Là i fanatici più estremisti del cristianesimo avanzante che abbattevano templi e distruggevano scuole e biblioteche di sapienze millenarie, nel '900 il comunismo e il nazismo, analoghi distruttori di culture e persone al fine di impiantare mondi nuovi.
Sabine dopo la laurea e il matrimonio tornò in Russia. Superando Jung e Freud, capì che per evitare i traumi che avevano fatto avvicinare pericolosamente lei stessa all'orlo dell'abisso era necessario lavorare sui bambini. Perciò aprì uno dei primi asili, l'Asilo bianco, a indirizzo psicanalitico dove insegnare "la libertà ad un bambino fin dall'inizio", per farlo "forse diventare un uomo veramente libero". Anche la psicopedagogia le deve molto.
In Russia prima lo stalinismo la ostacolò, poi i nazisti uccisero lei e le sue bambine nel massacro degli ebrei di Rostov.
Grazie a Faenza e ora a Cronenberg e ai suoi attori per aver recuperato la sua storia e aver dato nuovo risalto alla sua figura, al suo lavoro e al rapporto con Jung e Freud, così fecondo per loro e per la nostra società.
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