Il Subway Dress


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Il 18 Giugno prossimo andrà all’asta il "Subway dress", il bellissimo abito bianco che in "Quando la moglie è in vacanza" di Billy Wilder si solleva al passaggio della metropolitana scoprendo le gambe di Marylin e mandando in orbita lei e l’immaginario maschile, rappresentato nel film dal travolto Tom Ewell. In un tempo di sovraesposizione del corpo, soprattutto di quello femminile, fa quasi tenerezza ricordare quella scena. Eppure è ancora lì, ineguagliata. Un’idea semplice e sexy, un bellissimo abito e lei. Marylin.

Alcune notizie sui protagonisti. L’abito:
 

"L’abito fu disegnato dal costumista William Travilla (che smentì le voci secondo cui l’avrebbe semplicemente acquistato), realizzatore anche di altri abiti della star che però non conquistarono la stessa iconicità del white dress. Nella scena del film, a causa del formato della pellicola, non viene mostrata la figura intera di Marilyn come tutti la ricordiamo, intenta ad abbassarsi la gonna: in realtà, infatti, l’inquadratura è solo dal basso e l’immagine famosa dell’attrice fu catturata invece dal fotografo Matty Zimmerman della Associated Press."
http://www.evencamagazine.it/2011/05/29/allasta-il-vestito-di-marilyn-chi-si-aggiudichera-il-subway-dress/

E Marylin. Per me le più belle parole su di lei restano quelle di Bert Stern che nel giugno 1962 la ritrasse in quello che doveva rivelarsi l’ultimo servizio fotografico per lei. Marylin dirà di essersi sentita realmente messa a nudo e che nessuno aveva saputo cogliere così tanto di lei. Nelle parole di Bert Stern quello che lui vide e sentì durante quella notte magica, quando "lo spazio e il sogno, il mistero e il pericolo" lo avvolsero.

 

Marylin aveva potenza,
era il vento,
quella scia luminosa
che William Blake
traccia intorno alle figure sacre.
Era la luce e la divinità
e la Luna.
Lo spazio e il sogno,
il mistero e il pericolo.
Ma anche tutto il resto,
Hollywood compresa,
e la ragazza della porta accanto
che chiunque vorrebbe sposare.

Bert Stern

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3 thoughts on “Il Subway Dress

  1. Adoro Marylin e più scopro di lei più resto affascinato. Da come lei "parla" attraverso  le foto, come colse Bert Stern, o dall'abisso di tormento che si portava dentro e da cui emergeva la luce abbagliante che emetteva. Una caratteristica che la accomuna a poetesse sue contemporanee come Sylvia Plath o Anne Sexton, che non a caso ebbero anch'esse vite difficili. Lei con il corpo, loro con le parole diedero voce, espressero lati della donna fino ad allora chiusi nel silenzio fra mura domestiche e tabù imposti da una società di stampo maschile. Un'impresa che pagarono a caro prezzo, anche con "una vita troppo breve". Come i cow boy di Brokeback mountain.

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