"Tacchi a spillo per l'estrema unzione"
Non meravigliarti ora
se non riesci più
a trovarmi
chinata, a racimolare pietre
che accumulavano sabbia
hai sottovalutato
il rosso incerto delle profondità
e ti sembrò d’esser salvo
in quell’andare quieto
d’ombre agli angoli;
ma tu non sai la bellezza
che disvela una tenebra
quando una scheggia di sole
insidia i tramonti
non distingui quel tremore
di tacchi
nel continuo cigolio
delle spallate alla mia porta
[un solo gesto galante
le sarebbe olio naturale]
e tra un acuto e un basso
di gola, ti lascio
alla notte che semina e matura
i frutti che ti nutrono
alle spine.
(da "Mi salvò l'ala sonora", Sylvia Pallaracci, 2011 Lietocolle)
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