
"Uscendo dall'ospedale andai a Times Square perchè la guerra era finita. Dove altro avrebbe dovuto andare in un giorno così un abitante di New York? Fu lì che quel ragazzo mi abbracciò e mi baciò".
New York, 14 Agosto del 1945. La radio e il passaparola diffondono la notizia attesa da anni. Il Giappone, piegato da anni di guerra e dalle terrificanti carneficine di Hiroshima e Nagasaki, si arrende. Una giovane infermiera, come tutti, si precipita in strada a liberare la sua felicità, ignara che quei momenti sarebbero rimasti impressi in una delle fotografie più celebri del secolo. Un giovane marinaio la stringe a sé e la bacia. Alfred Eisenstaedt, americano di origine tedesca, ferma quegli attimi rendendoli la rappresentazione della spensieratezza che torna a far capolino dopo anni di dolore.
Quella giovane si chiamava Edith Shain e ci ha lasciati in questi giorni, tornando a volare lontano dal dolore come in quegli attimi.
Riguardando oggi quella celebre foto non riesco a non pensare al forte contrasto fra quell'attimo di energia liberata, simbolo di un paese per il quale si aprivano anni di leggerezza e crescita, e il cumulo enorme di lutti e dolore da cui è spuntato, non ultimi proprio quelli del Giappone appena devastato dalla bomba atomica.
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