La nostra vita

lanostravita
 

Perchè alla fine quello che è in gioco, in questa Italia di quotidiane connivenze e piccoli crimini per la sopravvivenza, del "tutto s'aggiusta" e del "qualcosa me invento", è la figura paterna, messa a dura prova da una realtà lavorativa che depaupera il "capofamiglia" del suo ruolo tradizionale ("Voi siete fatte per fare figli, è uno spreco mettervi a lavorare", dice Claudio guardando la moglie, e nel suo sessismo c'è una nota di nostalgia per una mansione perduta) minandone a capacità di fare da modello maschile per i propri figli. E poichè viviamo in un'Italia dominata dal culto del denaro e del consumo "necessari" per mantenere le apparenze ("In Italia vi piace far pensare agli altri che avete soldi", dice un extracomunitario, cui Claudio risponde, tronfio: "Oggi fà vedè è tutto"), Claudio tenta di recuperare terreno con regali costosi ai figli. Sarà un ragazzo rumeno (Marius Ignat, un non attore meraviglioso nella sua naturalezza) a fargli presente che tutto non s'aggiusta – soprattutto con i soldi.
Nella sua capacità di ritrarre l'Italia di oggi al suo minimo comun denominatore, La nostra vita ricorda il neorealismo italiano (citazione di Ladri di biciclette compresa). Finalmente qualcuno sta raccontando al cinema che la gente in Italia si vende gli ori di famiglia per pagare il mutuo, che le automobili sono comprate a rate, che i centri commerciali sono pieni di quasi povera gente che cerca disperatamente di assomigliare alle famiglie felici della pubblicità. Qualcuno ritrae l'Italia com'è, non come ce la racconta il presidente del Consiglio. E ci ricorda che, come ha detto Bruno Pupparo, il fonico di presa diretta per cui La nostra vita è stato l'ultimo film, "all'omini je puoi toje tutto, ma nun il lavoro".

Paola Casella, da Europa del 22 Maggio 2010

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