Tiresia e il Segreto

under the moon
"Fra i mortali, un essere soltanto corrisponde alla mobile indeterminatezza di Dioniso: Tiresia. Indovino nella disgraziata reggia di Tebe, cieco, su cui incombe tenebra eterna, appoggiato a un servo o alla figlia Manto, anche lei dotata del dono pericoloso della vista interiore. Ma Tiresia era stato un bambino – o forse una bambina – e in un recinto sacro aveva visto due serpenti che si accoppiavano: li aveva battuti con una verga, che sarebbe diventata, molti anni dopo, il suo bastone e il suo sostegno; li aveva calpestati. Ma per questo venne punito il piccolo Tiresia. Mutato da maschio a femmina – o forse da femmina a maschio – per ordine di Era: quel bambino aveva visto troppo. Tiresia aveva visto il mistero della vita e della morte e aveva messo il piede sopra il serpente, linizio e la fine di tutto. Ma era solo la prima delle sette metamorfosi che Tiresia avrebbe dovuto subire nel suo tormentato mito transessuale: come maschio e come femmina sarà loggetto del desiderio di diversi violentatori, il cui appetito sarà però condannato a reatare inappagato. Lessere che troppo vede e sa resta inafferrabile. Le multiple trasformazioni di Tiresia delirano la rigidità della forma. Alla fine del suo andirivieni tra i sessi Tiresia si ritroverà cieco della vista, ma avrà il dono dellarte profetica. Lui, il mortale, vedrà e sarà sapiente più degli stessi dei: convocato, in qualità di esperto, per risolvere il litigio tra Era e Zeus su chi, tra maschio e femmina, provi più piacere nellamore, Tiresia, unico al mondo in grado di rispondere, dirimerà la questione. Per le sue traversie egli, solo, conosce le due forme del piacere: le due morfologie, il concavo e il convesso, secondo cui si articolano le anatomie del femminile e del maschile. Lui solo, per aver provato luna e laltra, conosce la qualità e lintensità delle due forme di godimento: e risponde che, fatte dieci parti del piacere, nove sono della femmina, una sola del maschio. Era lo punirà nuovamente per aver rivelato questo segreto".

Tratto da "Nemica a Ulisse" di Monica Centanni

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