Perché un attimo

Mnemòsine: Non ti sei chiesto perché un attimo, simile a tanti del passato, debba farti d’un tratto felice, felice come un dio? Tu guardavi l’ulivo, l’ulivo sul viottolo che hai percorso ogni giorno per anni, e viene il giorno che il fastidio ti lascia, e tu carezzi il vecchio tronco con lo sguardo, quasi fosse un amico ritrovato e ti dicesse proprio la sola parola che il tuo cuore attendeva. Altre volte è l’occhiata di un passante qualunque. Altre volte la pioggia che insiste da giorni. O lo strido strepitoso di un uccello. O una nube che diresti di aver già veduto. Per un attimo il tempo si ferma, e la cosa banale te la senti nel cuore come se il prima e il dopo non esistessero più. Non ti sei chiesto il perché?
Esiodo: Tu stessa lo dici. Quell’attimo ha reso la cosa un ricordo, un modello.
Mnemòsine: Non puoi pensarla un’esistenza tutta fatta di questi attimi?
Esiodo: Posso pensarla sì.
Menmòsine: Dunque sai come vivo.”

Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, ed. Adelphi