Baccanti

Nelle feste notturne
danzerò a piedi nudi,
danzerò in onore di Bacco, scuotendo la testa
nell’aria umida di rugiada.
Così gioca una cerbiatta
nella verde gioia del prato,
perché è sfuggita alla caccia tremenda
balzando al di là delle reti,
al di là di ogni trappola.
E mentre il cacciatore estenua
col grido la corsa dei cani,
lei, affannata, correndo con furia di tempesta,
raggiunge a balzi la riva del fiume.
Ecco la gioia: una terra deserta di uomini,
i germogli che sbocciano occulti
nell’ombra di una selva.

Cos’è la saggezza? E cosa è più bello,
qual’è il dono degli dei più ambito,
se non premere la mano
sulla testa del nemico?
Sempre la bellezza è amata.

Si muove lenta,
ma è sicura nel colpire
la potenza divina.
Castiga gli adoratori
della follia, gli uomini
che nel loro delirio
non magnificano la grandezza degli dei.
E l’empio è braccato
da una caccia segreta,
dissimulata nel lungo corso del tempo.
Al di là di ciò che è sancito,
non si deve indagare, non si deve agire.
Non costa nulla avere fede
nella forza del divino, qualunque cosa esso sia,
e in tradizioni d’un tempo remoto,
connaturate alla natura delle cose.

Cosè la saggezza? E cosa è più bello,
qualè il dono degli dei più ambito,
se non premere la mano
sulla testa del nemico?
Sempre la bellezza è amata.

Felice chi è sfuggito alla tempesta
del mare e ha toccato il porto.
Felice chi ha superato il dolore.
Ciascuno rincorre l’altro e s’ingegna di superarlo
per ricchezza e potere.
Infiniti gli uomini
e infinite le speranze:
alcune maturano in prosperità,
altre svaniscono.
Ma beato è soltanto l’uomo
che vive la sua felicità giorno per giorno.

“Baccanti”, Euripide

 

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