Prima del duello finale di “C’era una volta in America” il cattivo Frank (Henry Fonda) dice al buono Armonica (Charles Bronson) che lui è “solo un uomo”. Armonica risponde che l’uomo è una razza vecchia, verranno altri Morgan (il banchiere che paga il cattivo perché spiani la strada per i suoi progetti) e se lo porteranno via. Alla conclusione del film Charles Bronson se ne va, portando con sé Cheyenne (Jason Robards), il fuorilegge scanzonato e saggio, morente. Significativamente il film si chiude sull’avanzare della ferrovia, simbolo del cambiamento che avanza e che esclude le figure rappresentate dai tre.
Nel film dei fratelli Coen, un western in chiave moderna, si può vedere una delle destinazioni di quella ferrovia. E il paesaggio lunare del Texas, al confine fra Stati Uniti e Messico. Natura selvaggia, ma anche grandi spazi aridi, spietati, come quello che vi si muove. In “Into the Wild” la Natura viene cercata per trovare un senso, qui è lo specchio di un mondo dove non ci sono più strade e direzioni, dove un senso si è perso. Un posto dove si aggirano trafficanti di droga e killer psicopatici (il bravissimo Javier Bardem), dove non è facile tirare avanti per un vecchio sceriffo (Tommy Lee Jones) che ancora ricorda le storie di suo padre e suo nonno, tutori della legge che non portavano la pistola, e un mondo dove si diceva ancora “grazie e per favore”. Uno sceriffo che se può non usa le armi e si porta dietro i cavalli per muoversi. Un uomo che ha arrestato e fatto condannare a morte un assassino che gli ha confessato che se fosse uscito lo avrebbe rifatto perché da tutta la vita aspettava quel momento. Una violenza nuova e terribile, con dei codici mai visti prima, si aggira in quei posti. Si muove in mezzo alla vita quotidiana, ma la gente è talmente assuefatta ad essa che non nota fatti che per lo sceriffo sono incredibili. Come dice lo sceriffo all’inizio del film, se ci si mette in gioco completamente in quel mondo si rischia di perdere l’anima. Quel che succede a Llewelyn, un saldatore, che durante una battuta di caccia si appropria di una borsa piena di soldi frutto di uno scambio andato male fra corrieri della droga. In quel momento varca una porta ed entra in un mondo violento, in un meccanismo che lo porterà a divenire preda di una caccia senza tregua, inseguito da corrieri e dal killer pazzo. Per l’anziano sceriffo è troppo. Perché non è “solo una cosa che cambia”. Cambia tutto e diventa troppo. Il “troppo” è spiegato da Seguro (il killer interpretato da Bardem) all’ultima vittima. Quando ancora una volta l’assassino estrae la moneta, la lancia e dice a chi ha di fronte di scegliere e questi risponde che non ha senso perché non è la moneta che decide, è chi la lancia, Seguro dice che “lui e la moneta sono giunti allo stesso punto”.
Come combattere con tutto questo? Per l’anziano sceriffo il killer è più “un fantasma”, il frutto di cambiamenti che non comprende, che un pazzo. I fuorilegge con un codice come quelli del “Mucchio selvaggio” (che si trovano anch’essi a dover fare i conti con un mondo che cambia) o i picareschi “Sentenza” de “Il buono, il brutto, il cattivo” (Bardem uccide anche se non ce ne sarebbe bisogno perché “lo ha promesso”, Sentenza perché una volta che lo pagano lui porta sempre a termine il lavoro) non esistono più. Perciò in questo western moderno buono e cattivo non si incontrano. Si sfiorano, si muovono allo stesso modo ma non si trovano uno di fronte all’altro. Come in qualsiasi caccia, si seguono le tracce e si cerca di entrare nella mente di chi fugge. Lo sceriffo si mette al posto del killer nelle scene dei delitti, ripete i suoi gesti, cerca di vedere quello che ha visto lui, segue i suoi processi ma non giunge fino in fondo in un percorso che non comprende e che rischia di togliergli l’anima. Non ha più la forza, non è più il suo mondo. Non è un paese per vecchi. (Sullapelledilei)