Il puro presente

La storia acquista la sua realtà appena più tardi, quando essa è già passata, e le connessioni generali, istituite e scritte anni dopo negli annali, conferiscono a un evento la sua portata e il suo ruolo. Ricordando la disfatta bulgara, evento decisivo per l’esito della prima guerra mondiale e dunque per la fine di una civiltà, il conte Kàrolyi scrive che, mentre lo aveva vissuto, non aveva percepito la sua importanza, perchè in quel momento, “quel momento” non era ancora diventato “quel momento”. Anche per Fabrizio del Dongo la battaglia di Waterloo, mentre egli la sta combattendo, non esiste ancora. Nel puro presente, la sola dimensione in cui peraltro si vive, non c’è storia; in nessun istante c’è il fascismo o la rivoluzione d’ottobre, perchè in quella frazione minimale c’è solo la bocca che inghiotte saliva, un gesto della mano, uno sguardo che si posa sulla finestra. Come Zenone negava il movimento di una freccia scagliata dall’arco, perchè in ogni istante essa era ferma in un punto dello spazio e la successione di istanti immobili non poteva essere movimento, così si dovrebbe dire che non la successione di quegli attimi senza storia crea storia, bensì le correlazioni e le aggiunte apportate dalla storiografia. La vita, diceva Kierkegaard, può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev’essere vissuta guardando avanti – ossia verso qualcosa che non esiste.”

Claudio Magris, “Danubio”, Ed. Garzanti