Zigomi pannonici

C’è tanto silenzio, il vento arriva discreto e fresco, quasi a ricordare come potrebbe essere la vita, vela tesa che si lascia dietro una scia di spuma; con questo vento, chi indulge o cede allaridità si sente in colpa, dietro il rituale delle piccole fobìe di cui si fa schermo come uno scapolo kafkiano. C’è come un velo dinanzi alle cose, che le appanna e impedisce di desiderarle. In questi momenti di siccità interiore si teme il campo aperto, si vorrebbe una stanza chiusa e poco arieggiata, nella quale trincerarsi e organizzare le proprie meschine difese. Ma due zigomi pannonici, ancora una volta, sciolgono questi ingorghi, spazzano via laria viziata rimasta in qualche angolo e tutto riprende a scorrere, sciolto e libero, come quell’acqua che piaceva al vecchio Breuninger. Mentre seguiamo, poco più tardi, il corso della Brigach, per raggiungere gli altri, vengono in mente le parole del Talmud e di Bertoldo – laconiche le prime e torrenziali le seconde, ma solidali – su che cosè un uomo senza una donna”.

Claudio Magris, “Danubio”, Ed. Garzanti

5 thoughts on “Zigomi pannonici

  1. passavo per un saluto,..veramente volevo chiamarti in chat, ma non ci riesco..questa chat di splinder proprio non la capisco.
    comunque complimenti per le tue scelte, davvero interessanti e particolari.
    un bacio, a presto

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