Mutazioni

All’inizio c’era un bambino gracile, rampollo di una nobile famiglia decaduta. L’ombra di un terribile segreto si muoveva nelle stanze della grande villa, ma il bambino non se ne curava. Aveva dei genitori, aveva una casa, aveva un nome. Certezze.
Spazzate via in una notte.
Quella notte il segreto uscì dall’oscurità per travolgere i componenti della famiglia e il ragazzo. Una natura sconosciuta lo chiamò a sè.
Fuggì nei boschi, in preda a dolori lancinanti. Con orrore scoprì che artigli si stavano facendo largo sulle mani, lacerando la sua pelle e la sua esistenza. Furono sangue, lacrime e grida. Nella villa e nel bosco.
Scacciato da quello che fino ad allora era stato il suo mondo si rifugiò in un altro paese. Per mesi e mesi non parlò. Non sapeva chi fosse, preso tra la forma in cui era cresciuto e quella emersa nella notte che mutò la sua vita.
Si irrobustì. Di giorno taglialegna, di notte animale. Vagò con i lupi e da essi imparò una nuova lingua e ritrovò un nome.
Un nome che una voce divenuta possente faceva echeggiare nei boschi, sorretto dalla forza di un fisico e di una tempra liberati dalle paure. Un nome nato da una perdita, di controllo e certezze. Una mutazione.
Gli uomini lo chiamarono Logan.
La sua evoluzione proseguì e molto tempo dopo nacque Wolverine.
All’inizio c’era un bambino gracile, rampollo di una famiglia come tante. L’ombra di uno scontro fra le personalità della casa si muoveva per le stanze, ma il bambino non se ne curava. 
Col tempo imparò a muoversi in quei conflitti osservando, tacendo, controllando, reprimendo.
Imparò a rendersi invisibile agli altri, pallido come la sua pelle. Passava gli inverni stretto nel suo collo alto, per paura del freddo.
Una delle molte paure che lo strinsero, riducendo i suoi muscoli e accrescendo i suoi nervi.
Comunque aveva dei genitori, aveva una casa, aveva un nome. Certezze.
Spazzate via in un mattino.
Quel mattino il segreto uscì dall’oscurità per travolgere i componenti della famiglia e il ragazzo. Una natura sconosciuta lo chiamò a sé.
Con orrore scoprì il panico che si faceva largo nel suo petto, lacerando il suo respiro e la sua esistenza. 
La sua mente lo inghiottì e ci mise tre anni per sputarlo fuori, cambiato.
Per mesi e mesi cercò di spiegare e parlare, cercò un nome per quel che gli stava accadendo e per sé. Non sapeva chi fosse, preso tra la forma in cui era cresciuto e quella emersa nel mattino che mutò la sua vita.
Vagando lontano dalla sua casa si irrobustì. I kili di un’evoluzione mai avvenuta si aggiunsero, fino a diventare venti. Dalle mani, dagli sguardi, dai respiri, dalle parole che incontrò imparò una nuova lingua e ridiede sostanza al suo nome.
Negli ultimi mesi sei dei kili ritornati se ne sono andati, strappati da una tensione che si muove a strappi, sconvolgendo il corpo. Scatti di rabbia, di affetto o di tristezza finalmente lasciati andare si susseguono. Come se il fisico e la tempra si fossero rafforzati e si sentissero pronti per far uscire appieno la natura a lungo celata.
Il corpo si amplia e si ritrae, la voce procede fra urla e silenzi smarriti, mentre i crampi allo stomaco riecheggiano l’ansia che attanaglia il respiro.
L’evoluzione prosegue alla difficile ricerca di un nome da far echeggiare nei boschi, lontano da controllo e certezze. Verso una mutazione. (Joker70)